Baianese sotto choc per il suicidio di Bruscino, l’anziano che uccise la compagna a coltellate

SUICIDIO_BRUSCINOMUGNANO DEL CARDINALE- Nel duemilaquattro uccise la sua convivente a coltellate. Undici anni dopo si è ucciso con un colpo di fucile alla testa. Epilogo atroce di una vita vissuta sul filo del dramma per Giuseppe Bruscino, l’80enne che ieri mattina ha deciso di interrompere la sua esistenza e di uscire di scena calando nuovamente un sipario nero sulla propria vicenda umana. La vicenda travagliata di chi nella vita ha provato la solitudine del carcere e della riprovazione sociale per un gesto inaccettabile,  e che ieri si è chiusa sotto lo sguardo comunque compassionevole di chi ne conosceva la storia. Erano le 10 quando in via Garibaldi a Mugnano è risuonato l’eco di uno sparo. Il rumore ha attirato l’attenzione dei tanti residenti e soprattutto dei vicini di casa di Bruscino che si sono resi conto della vicinanza del boato. Diverse le chiamate ai carabinieri e, quando si è capito che lo sparo proveniva dalla casa dell’anziano, anche al 118. L’arrivo dell’ambulanza è stato rapido quanto inutile. Bruscino era riverso a terra nella propria camera da letto, già privo di vita. Intorno a lui i segnali della disgrazia appena consumatasi. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia di Baiano intervenuti sul posto, l’anziano, che soffriva di alcuni problemi di salute e negli ultimi tempi aveva dato qualche segnale di scoramento, ha imbracciato un fucile e lo ha puntato al volto per poi premere il grilletto. A confermare la dinamica anche il medico legale Picciocchi cui è spettato il primo esame del cadavere. L’arma, in base ai successivi controlli dei militari, era illegalmente detenuta; da tempo infatti Bruscino non ne possedeva e i carabinieri stanno cercando di capire come ne fosse venuto in possesso. L’ottantenne viveva da solo nella casa di via Garibaldi, la sua ex moglie ed i quattro figli già da tempo non sono più in Italia e ad accudirlo pensava un parente che si era preso cura di lui sin da quando era uscito di carcere. In prigione aveva scontato otto anni, poi era stato sottoposto ai domiciliari ed infine era ritornato libero e senza alcuna pendenza con la legge. Ma l’esperienza lo aveva comunque segnato. Soprattutto perché in cella, quando ormai era già anziano, era finito per una storia sanguinosa che sconvolse Mugnano: l’omicidio di Rosanna Coppola, la donna con cui conviveva da alcuni anni dopo essersi separato dalla moglie. Rosanna era una donna mite, originaria di San Vitaliano, in provincia di Napoli, che la sera di settembre del duemilaquattro fu uccisa al culmine di una lite con sette coltellate inflitte con inaudita violenza. Quella fatale fu sferrata alla gola.  La sua storia commosse anche chi non la conosceva soprattutto quando vennero a galla i tormentati rapporti della coppia e le sopraffazioni emerse poi nel processo,  e che Rosanna era costretta a subire. La sera dell’assassinio aveva appena finito di preparare la cena quando fu travolta dall’impeto del compagno. Una fine che sconvolse la comunità che solo dopo il processo e la condanna di Bruscino sembrò dimenticare. Anche la scarcerazione dell’anziano fu accolta con indifferenza; Bruscino tornò quasi da subito a vivere la vita di un pensionato e non ha più avuto problemi con la giustizia. Si faceva vedere in piazza Umberto I, si intratteneva a giocare a carte, per alcuni anni ha portato avanti un’esistenza ai limiti del normale. Negli ultimi tempi invece, racconta chi lo conosceva, si era incupito. Visibilmente dimagrito, mesto, alle prese con seri problemi di salute, si faceva vedere sempre meno. Ha cominciato così forse a maturare l’idea di suicidarsi. Nella solitudine della sua casa, di fronte all’unico giudice inappellabile: la morte.

 

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