Nola, Vaclav massacrato per noia: aggressore si pente e fa incastrare il branco

Sasha

Vaslav

NOLA- (Bianca Bianco e Nello Lauro) La sera del 17 marzo sei ragazzi, cinque di Nola ed uno di Mariglianella, decidono di prendere a bastonate un clochard indifeso che dorme nel suo giaciglio. E lo fanno per noia. Sembra la trama di un B-movie, è invece la ricostruzione della dinamica e del labilissimo movente del pestaggio di Vaclav Briza, senzatetto 39enne che quella notte riportò la frattura di braccia e gambe e una profonda lesione alla testa. Il branco, secondo la Procura di Nola e secondo quella minorile, non ha agito per odio razziale. Non è stato sfidato da Vaclav né aveva conti in sospeso. Non c’era motivazione alcuna alla loro azione. I sei ragazzi (due maggiorenni che ora hanno obbligo di dimora, tre minorenni trasferiti alla comunità di Nisida e un altro maggiorenne che non ha avuto misure,  hanno agito spinti dalla noia.  (qui il nostro articolo)

Subito dopo avere massacrato Vaslav, i sei scappano lungo via Laterizio e lasciano poche tracce sul loro percorso. C’è una testimonianza oculare, quella di un residente della zona, e nulla più. Ma sono elementi che bastano agli inquirenti per risalire ad un gruppetto di giovanissimi (hanno dai 17 ai 23 anni), studenti e lavoratori della stessa comitiva, alcuni giocatori del Nola calcio. Gli inquirenti (il caso è stato seguito dalla polizia di Nola, il pm è Enrico Capasso) decidono di mettere sotto intercettazione le loro utenze telefoniche e ascoltano conversazioni adamantine in cui i ragazzi si raccontano la serata, cercano di concordare una ricostruzione comune, si tradiscono. Poi le loro foto vengono mostrate a Vaclav che li riconosce uno per uno. Testimonianza oculare, intercettazioni telefoniche e riconoscimento della vittima: ci sono tutti gli elementi per ‘incastrare’ i sei ma manca ancora qualcosa. Quel qualcosa lo aggiunge il sesto ragazzo, quello non raggiunto da misure della procura, che viene convocato come gli altri in commissariato ma, a differenza degli amici che  minimizzano e si rimpallano le responsabilità, decide di parlare, di confessare l’assurdità compiuta e lo fa con sincero pentimento e reale costernazione. La sua collaborazione aiuta gli investigatori a chiudere il quadro indiziario. I responsabili sono sei, cinque dei quali non parlano. Due sono maggiorenni e tre sono minorenni. La Procura di Nola attende la decisione del Tribunale dei minori ed infine si arriva all’emissione dei provvedimenti.

Provvedimenti di due tipi. Il gip per il tribunale dei minori accusa gli indagati  di tentato omicidio. Il gip di Nola Sepe contesta invece le lesioni. In entrambi i casi con la doppia aggravante dei futili motivi e della minorata difesa della vittima, un ragazzo straniero senza fissa dimora. Per i tre minori già nella mattinata di ieri è scattato il trasferimento a Nisida. I due maggiorenni invece hanno obbligo di presentazione in commissariato ed obbligo di dimora, con divieto di uscire dalle ore 19 alle 7 del mattino. Le ordinanze eseguite dalla polizia sono dunque due. Una di circa 12 pagine, quella destinata ai minori, l’altra un po’ meno corposa, ma con identica ricostruzione della dinamica dei fatti e delle successive indagini degli inquirenti. Il movente razziale, come detto, è stato escluso. Nessuno avrebbe pronunciato frasi xenofobe, il branco avrebbe agito solo “per noia”. Non è stato ancora chiarito chi abbia guidato la spedizione, chi abbia maggiori responsabilità e chi sia stato marginale protagonista. Tutti, messi dinanzi le loro responsabilità, hanno dimostrato di essere pentiti, non hanno saputo spiegare cosa li abbia spinti a compiere un gesto così atroce. Di sicuro non sono stati ‘difesi’ dalle loro famiglie (famiglie normali, di persone stimate) che anzi, hanno mostrato profondo dolore per quanto accaduto ai loro giovani congiunti che fino a ieri non erano mai finiti, per nessun motivo, nelle maglie della giustizia. Tutti sono incensurati.

17 marzo- 15 maggio: sessanta giorni dopo Vaclav ha avuto giustizia. Spetterà ora a giudici ed avvocati fare la loro parte, già nei prossimi giorni. Nel frattempo la città (o una parte di essa) ha ottenuto la risposta che attendeva da due mesi.

 

 

 

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