Gigli, il vescovo e il suo appello a Nola: serve un risveglio popolare

benedizione1 NOLA- E’ stato l’ultimo giglio, il giglio del Sarto che, per consentire la benedizione da parte del vescovo Depalma entro le 13,30, ha accelerato la sua entrata in piazza Duomo per la chiusura della prima parte della festa dei gigli: la spettacolare Ballata di piazza Duomo. Alle 13.20 la piazza era pronta a ricevere la benedizione del vescovo della Diocesi di Nola. Il presule ha attraversato tra due ali di folla il percorso segnato dal busto d’argento di San Paolino impartendo la benedizione agli obelischi ed alla barca ormai fermi. Poi ha raggiunto le scale della Cattedrale e da qui ha lanciato il suo messaggio.

“Chiedo un minuto di silenzio in memoria delle vittime del terrorismo dei giorni scorsi- ha iniziato così Depalma il suo discorso, richiamando la folla da subito al concetto di solidarietà. Stavolta per le famiglie ed i paesi delle vittime.

“San Paolino è tornato a Nola, a nome del Santo il mio saluto ai nolani ed alla città- ha proseguito-. Mi chiedo: è tutta qui la città di Nola? No, io penso a quanti non sono qui perché è stata loro tolto il senso della festa e la gioia di appartenenza a questa comunità. Penso e dobbiamo pensare a tutte quelle famiglie che sentono vicina la disperazione, ai quarantenne e cinquantenni esodati umiliati nella dignità del lavoro. Penso ai giovani cui è stato tolto il sogno del futuro. Penso a coloro ai quali è stata tolta la gioia di vivere con intensità la festa dei gigli. Ci avevano detto che la crisi sarebbe passata ben presto, ma non è passata. E allora possiamo aspettare solo che l’economia cambi visione? Possiamo aspettare che le banche cambino e diventino istituti di solidarietà? Possiamo aspettare che l’Europa divenga finalmente comunità dei popoli e dei valori e non degli interessi? Possiamo aspettare che la politica cessi di parlarsi addosso e ascolti le vere domande della gente? Possiamo ancora aspettare? No. Non possiamo. Per risolvere la crisi occorre un risveglio popolare della coscienza sociale e civile. Ogni cambiamento parte dal basso”.

Il Vescovo ha poi richiamato il pensiero di Antonio Genovese con la sua economia sociale e civile: “Ritrovare il senso dell’appartenenza, le relazione, i sentimenti, la fratrernità, le comuni origini, la gratuità ed il dono”.  “Noi della scuola di San Paolino dobbiamo ritornare a parlare il linguaggio umano, non solo il vocabolario dei media. Prima di tutto dobbiamo essere uomini”.

“Non vendete la vostra dignità ai soldi, ai media, al potere- ha poi affermato il vescovo-. Paolino ci chiede un salto di qualità, di abbandonare l’individualismo ed il particolare, per riscoprire il senso del bene comune: prima viene la città, prima viene il territorio, poi gli interessi privati e personali. O ci salviamo tutti insieme o periamo tutti insieme: la città viene prima di ogni interesse”.

Print Friendly, PDF & Email



Utenti online