Rimini, il questore chiude il Cocoricò per 4 mesi

RIMINI – Quattro mesi di chiusura per il Cocoricò. E’ il provvedimento che il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha adottato nei confronti del locale nel quale il 19 luglio è morto un ragazzo di 16 anni, stroncato da un’overdose di ecstasy. Il provvedimento è stato notificato nelle prime ore di oggi, mentre la discoteca si andava svuotando.

Secondo l’ordinanza, la lunga serie di episodi elencata nel documentodimostra come il locale “sia divenuto nel tempo un punto di riferimento per persone pericolose, orbitanti nell’ambiente dello spaccio e del consumo smodato – ovvero dell’abuso – di sostanze stupefacenti e psicotrope, con gravi e ricorrenti ripercussioni, oltre che per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche e soprattutto per la salute e per l’incolumità dei giovani frequentatori, circostanza di fatto sicuramente idonea a sorreggere un giudizio prognostico di pericolosità, con riguardo all’esercizio dell’attività nel detto locale e quindi all’apertura al pubblico” Viene sottolineato, in particolare, che “la pericolosità per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini è obiettiva in sé e di assoluta autoevidenza”.

CODACONS – Il Codacons promuove il provvedimento del Questore di Rimini ma la pena per l’associazione dei consumatori “è ancora troppo blanda”. “Il Questore ha accolto in pieno la nostra richiesta – spiega il Codacons – All’indomani della tragica morte, infatti, avevamo chiesto la chiusura immediata della discoteca e la verifica di eventuali responsabilità del locale in merito alla diffusione di droga all’interno della struttura e ai mancati controlli”. “La chiusura disposta dal Questore per un periodo di 4 mesi appare tuttavia una sanzione leggera – prosegue la nota del Codacons – soprattutto se rapportata alla gravità del tragico episodio avvenuto lo scorso 19 luglio”. “Ora chiediamo alle forze dell’ordine controlli a tappeto nelle principali discoteche dell’Emilia Romagna e del paese, volti a verificare la diffusione di sostanze stupefacenti all’interno di tali locali e a punire con la chiusura le strutture che non riusciranno a prevenire ed evitare lo spaccio di droghe”, afferma il presidente Carlo Rienzi.

GARANTE PRIVACY – La decisione del questore di Rimin “è sicuramente una decisione simbolica, che servirà da avvertimento anche agli altri gestori di locali, ma il problema non si risolve chiudendo le discoteche. Bisogna dialogare di più con i giovani, soprattutto adolescenti, per far capire loro i reali rischi delle nuove droghe. E bisogna ricominciare a fare campagne di sensibilizzazione su temi, come droghe o Aids, da un pò di tempo passati in secondo piano”. Così il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, sentito dall’Adnkronos. La decisione presa per la discoteca riminese potrà “spingere i gestori a stare più attenti a ciò che succede nei loro locali e a fare più controlli, che non risolvono ma aiutano a ridurre i casi”. Ma “non ci si può ricordarsi dei rischi della droga solo di fronte ai casi di cronaca. E’ necessario – ammonisce Spadafora – ricominciare a fare campagne mirate, e noi come Autorità ci stiamo pensando. Questo non vuol dire che i nostri ragazzi non possano andare in discoteca, ma che debbano conoscere tutti i rischi delle droghe e in particolare delle nuove sostanze stupefacenti”. “Tra l’altro in Italia – sottolinea Spadafora – se ci occupiamo poco di bambini, ci occupiamo pochissimo di adolescenti, una fascia di età abbandonata a se stessa sia dagli adulti che dai provvedimenti del Governo e del Parlamento”. L’auspicio è quindi quello di “una maggiore attenzione agli adolescenti e di iniziative mirate ed efficaci”. (adnkronos)

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