Libri, ecco un inconsueto omicidio a Ikea

Assassinio IkeaSi è discusso sul titolo, se fosse opportuno citare l’Ikea per un omicidio. Poi si è lasciato il titolo deciso dall’autrice, Giovanna Zucca: “Assassinio all’Ikea. Omicidio fai da te”. Non il tempo che il volume arrivasse nelle librerie e un duplice omicidio all’Ikea, c’è stato davvero,in Svezia, all’inizio di agosto, a coltellate. Ma immaginare un giallo dietro il titolo del libro, preceduto da tali eventi di cronaca è plausibile ma non veritiero. Solo apparentemente il romanzo ruota intorno all’omicidio del bancario Amilcare; anzi, la sua morte è solo una occasione per raccontare un intreccio di storie personali della placida quotidianità patavina. Con tanti saluti per Amilcare, ucciso nel reparto notte dell’Ikea da mano esperta con una chirurgica coltellata tra collo e schiena e chiuso in un letto. Lo troverà il personale il giorno dopo. Un’azione non comune, considerando la folla e i controlli. Ma tant’è: l’autrice in questo suo quarto libro sceglie un omicidio originale, come originale è la soluzione elaborata, ricorrendo spregiudicatamente ma con naturalezza a una incursione nel metaromanzo o nel romanzo sperimentale di un tempo, dove si impasta realtà a fantasia, si contaminano verità e narrazione. Tutto a beneficio della trama, che ne risulta più accattivante. La Padova della Zucca è una città ricca e con poco disagio sociale: amori e amorazzi, corna, figli che crescono, nevrosi quotidiane, incomprensioni familiari, amicizie feroci ma imprescindibili. D’altronde, la straordinarietà delle cose è nella loro normalità, e allora il merito del libro è di raccontarci dal di dentro con sagacia la sana provincia italiana dove sembra tutto perfetto e in ordine. All’occhio attento si schiudono invece verità più profonde e palpitazioni poco comuni. L’autrice ha il distacco per raccontare fatti privati nella loro interezza e consapevolezza da consentirsi autocritica. Un mondo di emozioni ed eventi tenuto insieme dal collante di sentimenti profondi e autentici, tipici di una provincia che si tiene lontana dall’Italietta corrotta e avida, cafona e arricchita. Così Amilcare, sposato e padre, con villetta con Biancaneve in gesso e nani al seguito, per 30 anni è stato l’amante della bella Anna Laura;da lei ha avuto dedizione e amore: imprigionati tutti in principi piccolo borghesi, lei è rimasta sempre nell’ ombra per non distruggere l’idillio di lui e della sua Betta.
Trent’anni duri dai quali – come sempre accade nell’universo femminile – Anna Laura esce non a pezzi, ma con una voglia di vivere incontenibile. Non c’è né vendetta né rimpianto: Amilcare muore e per lei, che ha già pianto e sofferto, l’esperienza è chiusa. E’ pronta per un nuovo e riconosciuto amore che le riempirà la vita, oltre a quanto non fa già la sua famiglia adottiva: l’amica del cuore Erminia, il marito e il figlio di questa. Il rapporto delle due amiche avrebbe dovuto essere il romanzo, ma si sa, le opere vivono di vita propria, a dispetto degli autori. Tanto sfugge al controllo, che Amilcare, troppo severamente tratteggiato come un satrapo, “lascia” in eredità un altro amore, tra il commissario spaccacuori Loperfido e la bella e preparata recluta napoletana, Esposito, che indagano sul caso Ikea. Esposito sarà la sola a intuire tutta la vicenda; ma la verità della giustizia è elastica, mutevole, prende forme diverse a seconda dei casi, e come una filosofica verità delle cose, è indifferente agli sforzi e alle convinzioni umane. (ansa)

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