Terrorismo, al mercato del ‘deep web’ passaporti falsi a 400 euro

Passaporti falsi a prezzi di saldo al mercato del ‘deep web’ : chi sa navigare nei meandri della Rete può procurarsene uno anche a 400 euro (se di un Paese extra Ue) o fino ad 850 euro se il documento è di uno Stato comunitario. Il prezzo è naturalmente destinato a salire nel caso in cui il passaporto sia dotato di ‘optional’ come il chip biometrico. Un business in crescita, come dimostrano gli arresti delle ultime settimane a Bergamo, Bardonecchia, Ancona, Catania e Palermo, effettuati dalle forze dell’ordine nell’ambito dei controlli antiterrorismo. ‘Analisidifesa’, portale online specializzato nei temi geostrategici e di sicurezza, si è addentrato nel labirinto del ‘web sommerso’ per una ricognizione sulle possibilità di rimediare documenti falsi ed armi. Una ricerca da ‘iniziati’ ma tutto sommato neanche troppo sofisticata: “se si sa dove andare e quali indirizzi contattare, la cosa si può fare in pochi minuti. C’è il problema dei tempi di attesa e della effettiva riuscita dell”affare’, che non è garantita al cento per cento, ma sicuramente c’è chi è disposto a correre il rischio”, dice all’AdnKronos Federico Bianchini, collaboratore di ‘Analisidifesa’ e autore dello Studio. “E l’eventuale invio per posta dei documenti può beneficiare anche del recente boom delle spedizioni di acquisti online, con una maggiore possibilità di far passare inosservati i plichi”.  Le centrali di produzione dei documenti falsi si trovano “in Turchia, in Macedonia e in altri Paesi Balcanici, ultimamente anche in Grecia”, rileva Bianchini. Le zone dove il transito di migranti è più intenso “hanno conosciuto un boom del mercato dei documenti contraffatti. Poiché è molto più semplice ottenere asilo o lo status di rifugiato politico con documenti che attestino la fuga da una zona di guerra, molti migranti che non necessariamente si stanno allontanando da una situazione di questo tipo preferiscono munirsi di documenti siriani per ‘semplificare’ il loro viaggio, involontariamente facendo la fortuna dei trafficanti di esseri umani”. “Il ‘deep web’ è zeppo di individui e organizzazioni disposti a fare quasi qualsiasi cosa per qualche bitcoin. Accedendo al dominio .onion con un browser Mozilla leggermente modificato, o usando un browser Tor si può entrare nel famigerato deep web. Tramite gli indirizzi indicizzati ed i motori di ricerca di Tor, sottolinea lo studio di ‘Analisidifesa’, è facile trovare siti che offrono documenti finti a prezzi stracciati, da 400 euro per un passaporto brasiliano fino ad 850 euro per il set completo passaporto, carta d’identità, patente norvegese. Inoltre per sovrapprezzi non specificati si offre la possibilità di affrancare i documenti con vari timbri aeroportuali per dargli verosimiglianza e, addirittura, di aggiungere il numero del documento al database nazionale”. I documenti siriani sono più difficili da reperire sul mercato clandestino e “sembrano non disponibili sui più comuni siti di documenti falsi, ma facendo qualche domanda nelle giuste chat room si scopre che è possibile affidarsi a qualcuno che potrebbe acquistare il documento in loco per poi spedirlo ad un drop point, cioè una casella postale dove depositare un pacco”. Tutta la trattativa “è anonima ed è impossibile sapere se il contatto locale si terrà i bitcoin inviatigli per negoziare l’acquisto e andrà per la sua strada o terrà veramente fede alla parola data. Ma questo, in fondo, è la norma su internet”, osserva Bianchini. L’unica forma sicurezza che ha un utente esplorando il lato oscuro del web “è quella di trovare altre persone che hanno utilizzato con successo lo stesso servizio”. A questo punto “sorge il problema di ottenere anonimamente il documento. Più che la consegna in sé, il problema si pone nel pagamento. Mentre usando dei drop point, o dei corrieri specializzati si possono quasi tranquillamente recuperare anonimamente le merci acquistate sul web, questo non vale per i metodi di pagamento. Sebbene i bitcoin vengano spesso descritti dai media come la panacea dei criminali in quanto anonimi, questo non è propriamente vero”. “La tecnica del ‘blockchain’ consente una completa trasparenza delle transizioni di bitcoin di tutti gli utenti del servizio di criptovaluta, e, sebbene i singoli utenti siano solo una stringa di codice per il sistema, tramite le loro transizioni si può risalire alla loro identità. Per esempio -si legge nello studio- comprando dei bitcoin con carta di credito si potrebbe risalire al conto collegato alla carta e, conseguentemente, al proprietario”. Ma anche a questo il ‘dark web’ ha trovato soluzione. “Il modo più semplice per anonimizzarsi con i bitcoin è scambiarli con altre criptovalute differenti, per esempio litecoin. Essendo i due registri separati, il denaro sembrerà proveniente dal nulla e depositato nel portafoglio online. O ancora, usare un servizio di bitcoinfog, o bitcoinmixing cioè un servizio di riciclaggio di bitcoin online. In pratica si depositano i propri bitcoin in un portafoglio esterno assieme a quelli di altri utenti, il portafoglio provvederà in seguito a redistribuirli anonimamente ad altri conti di proprietà dell’utente ma vergini, cioè vuoti e su cui non è mai stata fatta una transizione. In questo modo, ancora, i bitcoin saranno non rintracciabili e non riconducibili all’acquirente originale”. In rete, poi, “è facile trovare siti che offrono interi pacchetti di carte di credito clonate a prezzi persino irrisori (certe carte prepagate vengono vendute anche a un euro l’una). Acquistando alcune di queste carte sarebbe possibile per un utente abile ingannare un venditore di bitcoin ad effettuare la transazione, ottenendo denaro pulito e non tracciabile. Per loro natura le transizioni bitcoin non sono reversibili, quindi una volta che la frode viene rivelata dalla banca il pagamento viene annullato e il venditore di bitcoin si vedrà tolto il proprio denaro reale ma sarà incapace di recuperare la criptovaluta che ha venduto all’imbroglione”. Il mercato clandestino offre una gran quantità di merce clandestina e non mette in vendita solo documenti falsi: su internet “si trovano servizi di hacking, droghe, prostituzione, traffico di animali rari, pornografia di ogni genere e, fra le molte altre cose, anche armi”, con siti “specializzati nella vendita e spedizione sicura di armi da fuoco leggere, esplosivi militari e non, ottiche notturne, giubbotti antiproiettile”. Anche in questo caso, aggiunge Bianchini, i pacchi “possono essere consegnati o a dei ‘dead drops’, cioè ‘drop point’ non intestati al destinatario né al mittente che non richiedono interazione fra il venditore ed il compratore, o anche presso il domicilio dell’acquirente”. Per assicurare che il pacco non venga intercettato ai controlli doganali le armi “vengono smontate e nascoste dentro trapani e altri utensili e attrezzi”. Quelle più ingombranti “vengono occultate smontate in apparati elettronici più grossi o in dispositivi meccanici”. (adnkronos)

Print Friendly, PDF & Email