Camorra nolana senza boss, ma a Nola nasce nuovo clan

NOLA (Bianca Bianco) – Un nuovo clan smuove il panorama della camorra “nolana”. Da circa sei anni, cioè da quell’autunno 2009 in cui i Russo, famiglia sino ad allora egemone nel campo degli affari illeciti sul territorio, furono ‘decapitati’ con gli arresti delle primule rosse Pasquale e Salvatore Russo, la geografia locale del sistema camorristico ha mostrato l’assenza di centri di potere solidi. Il territorio dell’hinterland di Nola (e Nola stessa) da diversi anni viene spartito da forze illegali provenienti da altre zone: i vesuviani Fabbrocino, che nel Nolano hanno messo le mani su molti business, in primis quello del calcestruzzo; i Cava di Quindici, provincia di Avellino, che si alleano con i Fabbrocino proprio per avere il monopolio nel settore edile e movimento terra; i Moccia di Afragola. I Di Domenico sono provati dalle collaborazioni con la giustizia dei propri ex capoclan oggi ‘pentiti’ mentre dei Russo non esistono che ex falangi armate che oggi cercano di alzare la testa. Una di questa, definita nell’ultimo rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia, una “costola” dei Russo, è la famiglia Marotta di Polvica che, si legge nel dossier, “agirebbe ora in autonomia” e starebbe attuando una alleanza con il clan Di Domenico. La presenza di questo nuovo sodalizio è l’unico elemento di novità che smuove la mappa della camorra nolana, da qualche anno ferma alla suddivisione tra Fabbrocino (alleati con Cava nel racket del calcestruzzo, contro i clan Di Domenico e Sangermano), Cava e Moccia. I marciulliani (Di Domenico) sono però sempre presenti a Tufino, Roccarainola, San Paolo Bel Sito, Scisciano, Nola, sebbene abbiano perso il proprio ascendente. Restano apparentemente immutati dunque gli scenari della malavita locale: mancano padri padroni come poteva essere Pasquale Russo prima di finire al 41 bis; i clan si trasformano in società per azioni che cercano di infiltrarsi nel tessuto economico e tra i colletti bianchi; i piccoli sodalizi cercano di alzare la testa, come in passato fece la “Nuova alleanza nolana” poi falcidiata da arresti e pentiti. E restano identici anche i sistemi utilizzati dalla camorra nolana per farsi sentire: bombe carta, lettere minatorie, auto incendiate ad imprenditori ed amministratori locali.

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