La mano della camorra in due attentati contro politici di Roccarainola e Mariglianella

ROCCARAINOLA (Bianca Bianco) – La camorra prende di mira e colpisce gli amministratori locali del Nolano. Anche in questo territorio apparentemente sottoposto ad una pax malavitosa che non fa morti e feriti, i clan cercano di infiltrarsi nella politica e negli enti facendo la voce grossa: incendiando auto, attentando alla serenità delle persone e delle loro famiglie, inviando segnali che esplodono nella notte lasciando una scia di paura. L’anno scorso sono stati due gli episodi che, secondo la Direzione investigativa antimafia, sarebbero riconducibili alla mano della criminalità organizzata. Gli inquirenti lo mettono nero su bianco in un passaggio del dossier che ogni sei mesi rende pubblica l’evoluzione delle mafie in Italia e in Europa e si basa su inchieste, arresti, rapporti dell’Antimafia. “Si segnalano- si legge nel report semestrale- due attentati avvenuti rispettivamente il 12 aprile, con il lancio di una bomba carta contro la porta dell’abitazione dell’assessore con delega ai lavori pubblici del Comune di Roccarainola, ed il 29 aprile, a Mariglianella, dove è stata incendiata l’auto di un candidato a sindaco, già oggetto di telefonate minatorie”. Il primo episodio è quello che, la scorsa primavera, riguardò l’assessore Giuseppe Russo. Ignoti durante la notte del 12 aprile lanciarono un ordigno, una grossa bomba carta, contro l’uscio dello studio dell’assessore delegato ai Lavori pubblici. Un attentato che causò pochi danni e nessun ferito ma che scosse l’opinione pubblica. Il secondo episodio avvenne pochi giorni dopo a Mariglianella, dove era in corso una accesa campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. La notte del 29 aprile persone rimaste sinora senza volto diedero alle fiamme l’auto di Mimmo Stringile, candidato a sindaco con la lista civica “Orgoglio campano”. La vettura fu data alla fiamme con una molotov ed andò completamente distrutta. Fu lo stesso candidato a rendere pubblico quanto accaduto, poi confermò agli inquirenti di avere ricevuto chiamate anonime in cui lo si invitava a farsi da parte nella corsa per il seggio di primo cittadino. I due episodi, quelli di Rocca e di Mariglianella, pur molto diversi sono, secondo la Dia, specchio del tentativo della malavita di entrare negli ingranaggi del potere con le maniere forti.

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