Omicidi in cambio di auto blindate, così la camorra insanguinava il Vesuviano

BOSCOREALE- In tutta l’area vesuviana e nella penisola sorrentina la criminalità organizzata si scontra, e lascia morti e feriti, per la gestione del traffico di stupefacenti. E’ la droga infatti la principale fonte di guadagno del clan vesuviani che si spartiscono un’area che comprende Portici, Ercolano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio a Cremano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase, Pompei, Castellammare, Sant’Antonio Abate, Rimonte, Agerola, Penisola sorrentina. Ancora oggi risultano però dominanti le famiglie storiche, sebbene alcune decimate da arresti e sequestri di beni. A Portici, nonostante l’arresto del capoclan, tiene ancora le redini degli affari illeciti il clan Vollaro attraverso il figlio del boss; ad Ercolano le operazioni di polizia hanno ridimensionato gli Ascione – Papale e Birra- Iacomino, storicamente contrapposti e autori di una faida insanguinata durante la quale, emerge dal dossier della direzione distrettuale antimafia, i Birra- Iacomino avrebbero assoldato sicari del clan Lo Russo per uccidere elementi del sodalizio rivale fornendo in cambio auto blindate. A San Giorgio si registra la presenza dei gruppi Abate e Troia e di una organizzazione legata al clan Mazzarella. A Torre del Greco la consorteria criminale prevalente è rappresentato dai Falanga nonostante il figlio del capoclan abbia deciso di collaborare con la giustizia. A Torre Annunziata restano al vertice i Gionta che impartivano ordini da Palazzo Fienga, roccaforte del clan sequestrata dalla magistratura lo scorso gennaio 2015. Oltre ai Gionta, nell’area tornese risultano operativi i Gallo- Limelli- Vangone nell’area tra le due Torre, Boscoreale e Boscotrecase, i De Simone (detti anche quaglia quaglia) confederati dei Gionta e i Tamarisco (alias Nardiello) legati ai Cesarano di Pompei. Tutte le organizzazioni della zona hanno quale principale e florida attività di sostentamento lo spaccio della droga che li tiene in stretto collegamento con la Spagna, l’Olanda, il Venezuela e la Colomba, Stati in cui si approvvigionano di hashish e cocaina da distribuire nelle piacce di spaccio del vesuviano, dell’agro nocerino sarnese ma anche di Trieste e Portogruaro. A Castellammare resta dominante il clan D’Alessandro nonostante le collaborazioni con la giustizia di alcuni elementi di spicco. I D’Alessandro continuano a tenere banco insieme ai Cesarano ed altri gruppi malavitosi satellite e a gestire le attività illecite nella penisola sorrentina con appendici all’estero.

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