Abbonamenti e servizi non richiesti, ecco le truffe da smartphone

Abbonamenti a pagamento attivati da smartphone senza consenso, pacchetti tariffari inseriti in automatico per il roaming nella Ue, il mancato rispetto della privacy. La giungla che gli utenti si trovano ad affrontare è sempre più fitta quando si tratta di utilizzare il cellulare per navigare o per telefonare. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos che ha interpellato le associazioni dei consumatori e il Garante della privacy.

“A volte ci si trova di fronte a vere e proprie truffe, e il consenso degli interessati viene magari carpito attraverso banner nascosti artificiosamente: è chiaro che in questi casi ci si trova di fronte alla commissione di reati, sui quali deve intervenire il giudice penale”, spiega il segretario generale dell’Autorità Giuseppe Busia, riferendosi al fenomeno degli abbonamenti attivati senza consenso. Contro questi comportamenti, prosegue, “è auspicabile che vi sia anche una forte reazione di tutti gli operatori più seri, con una fattiva collaborazione per segnalare alle autorità competenti tali comportamenti fraudolenti, che minano in generale la fiducia dei clienti e danneggiano anche chi vuole comportarsi correttamente”.

Il fenomeno è comunque stato sanzionato ma le associazioni dei consumatori lanciano un nuovo allarme, quello dei servizi attivati in automatico per le tariffe del roaming. E, in questo caso, ad intervenire è stata l’Agcom con i primi richiami ufficiali agli operatori. Le aziende, fa notare Dino Cimaglia dell’Unione Nazionale Consumatori, “hanno pensato bene di sfruttare il periodo transitorio”, che va dal 30 aprile al 14 giugno 2017, data da cui decorrerà la tariffa unica europea con l’abolizione dei costi di roaming, “per procedere ad attivazioni automatiche, non richieste, quindi sanzionabili dall’Antitrust”. Proprio all’Autorità garante della concorrenza, l’Unc ha segnalato il comportamento degli operatori in tema di rimodulazione delle tariffe in roaming. E, a monte, c’è un problema di trasparenza. “Prima di mandare la segnalazione all’Antitrust, siamo diventati matti a trovare un quadro economico complessivo delle tariffe di un operatore e calcolarle per comprendere se siano in linea con la norma Ue. E’ difficile capire, ma ho seri dubbi che si rimanga all’interno di quanto stabilito dalle normative europee”, spiega.

Quella dell’attivazione di servizi in abbonamento, che andavano dal porno alle suonerie e ai giochi per smartphone, è una pratica che negli ultimi anni è dilagata. A inizio 2015 l’Antitrust ha multato i quattro principali operatori (Tim, Vodafone, H3G e Wind) per 5 milioni di euro, ma la questione si comunque protratta nel tempo. “Il fenomeno era eclatante fino a sei mesi fa, poi si è attenuato. La multa ha provocato un danno di immagine molto importante. Del resto, la responsabilità era palese”, ricorda Cimaglia. Parole confermate anche dall’avvocato Gianluca Di Ascenzo del Codacons, che parla di “fine di un allarme sociale” e da quelle diRenza Barani di Federconsumatori, che però avverte: “La sanzione ha avuto effetti, ma il fenomeno non si è completamente arrestato. Abbiamo ancora molto contenzioso da questo punto di vista, bisogna aspettare almeno l’autunno”, indica Barani. I servizi venivano attivati sfruttando la possibilità che, durante la navigazione, l’utente cliccasse per errore su un banner pubblicitario, cedendo di fatto il numero di telefono a un service. Quindi, come fanno notare le associazioni dei consumatori, la privacy potrebbe essere violata. Anzi, secondo Cimaglia, nel caso specifico “probabilmente verrà declinata la colpa alla gente che firma i contratti e non si accorge di dare il consenso. Ma se già non c’è consapevolezza quando firmi, figuriamoci quanta ce ne può essere sui dati sensibili come il numero di telefono”.

Ma cosa dice il Garante della Privacy a proposito? Intanto deve essere posto l’accento sulla trasparenza, come spiega Busia: “Il numero di telefono dell’abbonato può essere comunicato dal gestore telefonico al fornitore dei servizi a valore aggiunto solo se è assicurata una piena trasparenza, altrimenti si viola la normativa sulla protezione dei dati personali”. Insomma, come ribadisce Busia, “deve essere garantita la completa consapevolezza dell’abbonato, oltre che il rispetto della sua effettiva volontà di acquisto”.

Dagli abbonamenti non richiesti, si è poi passati ad altre attivazioni senza il consenso. Ultima in ordine di tempo, saltando i servizi premium per cui sono state comminate altre sanzioni, la delicata questione delle tariffe in roaming nella Ue. Qualche giorno fa l’Agcom è intervenuta, contestando nello specifico a Wind e Tim l’applicazione automatica ai propri clienti, senza previo consenso, di tariffe a pacchetto nel periodo transitorio che va dal 30 aprile al 14 giugno 2017, data da cui decorrerà la tariffa unica europea, con l’abolizione dei costi di roaming. In realtà nel mirino dell’Agcom sono finiti un po’ tutti gli operatori con un più generale atto di indirizzo, con il quale l’Autorità ha chiesto di adottare una maggiore trasparenza nei confronti dei clienti. (adnkronos)

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