Omicidio Masiello, in appello 29 anni al presunto killer

NAPOLI- Sono state confermate in secondo grado le condanne per i sette presunti responsabili dell’omicidio di Vincenzo Masiello. Il 22enne, cugino di un noto calciatore di serie A,  fu ucciso il 21 settembre del 2012 a Napoli, nei Quartieri Spagnoli. Ad assumersi la responsabilità dell’assassinio, maturato per ragioni familiari, è sempre stato Gernnaro Ricci, per il quale la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato la condanna a 29 anni. Confermate anche le dure condanne inflitte ai sei giovani che secondo la Corte fiancheggiarono e supportarono materialmente Ricci, ma che si sono sempre proclamati estranei ai fatti. Alla lettura del dispositivo i familiari dei giovani condannati hanno protestato e si sono registrati attimi di tensione smorzata solo dall’intervento dei carabinieri dentro e fuori l’aula di giustizia. I giudici dell’appello hanno inflitto 15 anni di detenzione a Gennaro Errico, difeso dall’avvocato Peccerella del Foro di Nola, a Paolo Iuliucci ed a Paglionico Vincenzo. Venti anni invece la condanna per Emanuele Radice ed Emanuele Pipoli. Il 21 settembre di quattro anni fa si era in piena “faida di Scampia”, la guerra di camorra che ha insanguinato Napoli per mesi. Vincenzo Masiello però non fu ucciso per un regolamento di conti ma per uno sgarro: uno schiaffo inferto alla madre di quello che poi sarebbe diventato il suo assassino. Quest’ultimo, Gennaro Ricci, avrebbe orchestrato ed eseguito materialmente l’agguato mortale a colpi di pistola. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, quella sera “intorno” a lui c’erano tre motorini, in sella ai quali c’erano i sei giovani condannati. Loro hanno sempre professato innocenza, affermando di trovarsi lì per caso. I giudici invece ritengono fossero i componenti del commando armato.

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