Árpád ed Egri, la storia degli allenatori ebrei deportati nel romanzo di De Serpis

angeloUscirà nei prossimi giorni Árpád ed Egri (Graus Editore; pp. 112; prezzo: 15 euro) di Angelo Amato de Serpis, in cui si narra delle «storie reali romanzate» (per riprendere le parole della seconda di copertina) dei calciatori ungheresi Árpád Weisz, divenuto allenatore dell’Inter e del Bologna, e di Ernő Egri Erbstein, divenuto allenatore della Lucchese e del Grande Torino. Entrambi, oltre a condividere la passione per il calcio, condivisero, in quanto ebrei, la tragedia causata dalle leggi razziali. Al libro si accompagna la prefazione dell’avvocato Franco Campana, delegato ai rapporti internazionali del Comitato Nazionale Italiano per Fair Play (Cnifp), in cui si riafferma l’importanza sociale dello sport, e in particolare del gioco del calcio: “Quante volte abbiamo incontrato o fatto incontrare al “Museo dello sport di Caverciano” padri e figli, accomunati dall’amore per il giuoco del calcio… Quanti “memorabilia” hanno fatto capire l’intreccio tra sport e storia, tra vite vissute con amore per lo sport. Lo sport è fatto umano e sociale. Lo sport segue la storia. Lo sport aiuta a vivere, migliora, esalta, emoziona, aiuta, educa e purtroppo subisce la storia. Ma può anche sopravvivere alle tristezze della storia umana nella gloria del riconoscimento di chi ha dato, fatto e subìto”.

Nota sull’Autore (nella foto a sinistra)

Angelo Amato de Serpis (1970), nolano, è giornalista pubblicista dal 1994. È stato corrispondente dei quotidiani il “Giornale di Napoli” e de “Il Mattino” di Napoli. Ha curato diverse pubblicazioni di carattere storico e sui beni culturali campani. Ha pubblicato i racconti storici Con il naso all’insù (2009); Il giorno senza domani – Una storia di 4000 anni fa (2011) editi da Albus Edizioni.

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