Leandra

Leandra, la famiglia chiede risarcimento: “Rubino non fu curato”

BRUSCIANO (Bianca Bianco)- “Accettiamo con serenità la decisione del Tribunale di Nola ma andremo avanti per chiedere giustizia per Leandra”. La famiglia della giovane di Brusciano aggredita nel novembre del 2015 da Pasquale Rubino, nei giorni scorsi assolto per infermità di mente, parla attraverso il legale che ha seguito la vicenda umana e processuale della sfortunata ragazza sin dai primi giorni. L’avvocato Giuseppe Montanile spiega come i genitori hanno accolto la decisione del gip Borrelli e conferma che “tutto quanto è possibile sarà fatto per risarcire Leandra per le terribili ferite subite. Questo è un caso di incredibile malasanità campana e chi ha sbagliato deve pagare”.

LA SENTENZA- Il gip Borrelli mercoledì sera ha assolto Rubino, oggi 22enne, per “vizio totale di mente”. Il giovane non è imputabile ma è “socialmente pericoloso” dunque sarà trasferito in un Rems, su disposizione del Dipartimento penitenziario del Ministero della Giustizia.Non si può ancora stabilire per quanto tempo, dipende dalle sue condizioni e dal loro evolversi. “Leandra non era in aula al momento della decisione-racconta l’avvocato Montanile-,ma c’erano i suoi familiari. Abbiamo accolto la decisione con serenità, rispettiamo il verdetto, del resto scontato dopo le perizie del consulente tecnico d’ufficio e quella successiva richiesta da noi. Ma andremo avanti”.

GIUSTIZIA PER LEANDRA-“La sentenza del Tribunale di Nola- spiega Montanile- non annulla quanto stiamo affermando da mesi anche attraverso una denuncia alla Procura. Dalla vicenda di Leandra emerge in tutta chiarezza l’inadeguatezza del trattamento riservato a Rubino prima della sera in cui colpì la mia assistita e le cambiò la vita. Nei giorni precedenti fu protagonista di un’altra aggressione, fu sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio ma dimesso frettolosamente con una diagnosi ed una terapia certamente non adeguate. Pochi giorni dopo le dimissioni era libero ed ha aggredito Leandra”.

LE RESPONSABILITA’- La famiglia della 26enne ha sporto denuncia per chiedere vengano accertate tutte le responsabilità per queste presunte mancanze mediche nei confronti dell’aggressore. Accuse che dovranno essere dimostrate dagli inquirenti cui, tra qualche giorno, l’avvocato Montanile farà istanza di sollecito per ottenere una accelerazione delle indagini. “Leandra- continua il legale- è stata vittima di un meccanismo complesso. Dopo una grave aggressione, precedente a quella subita dalla giovane, secondo noi non c’è stata diagnosi né trattamento adeguato per arginare il disagio di Rubino. Vanno accertate le responsabilità a tutti i livelli”. I singoli casi e le responsabilità sono tutti riportati nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica. I familiari di Leandra vogliono che chi ha sottovalutato o ignorato le problematiche del giovane, chi non lo ha curato adeguatamente, si assuma le proprie colpe. “Non ci fermiamo alla sentenza di assoluzione-spiega Montanile- andremo avanti finché verrà fuori tutta la verità, facendo di questa storia di malasanità campana un caso nazionale”.

IL RISARCIMENTO- Chiuso il procedimento penale, la famiglia darà battaglia in sede civilistica anche per chiedere un risarcimento a chi avrebbe,con la propria negligenza, armato la mano del giovane: “Tutti quelli che hanno avuto in cura, hanno interferito con le loro omissioni o hanno sottovalutato il problema-spiega l’avvocato- dal duemilaquattordici al novembre 2015”. Del caso sarà investito anche il Consiglio dei Ministri e sarà chiesto un risarcimento danni per la giovane che ancora oggi, ad un anno da quella terribile sera, sta seguendo delle terapie. Dopo un periodo in day hospital è stata trasferita in una struttura specializzata dove continua il suo percorso di rinascita.

L’ASSOLUZIONE DI RUBINO

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