Carcere Poggioreale, detenuto napoletano si impicca nella sua cella per amore

NAPOLI – – Un detenuto di 38 anni, P.V., di Torre del Greco, si è tolto la vita nel carcere napoletano di Poggioreale mentre i suoi compagni di cella stavano usufruendo dell’ora d’aria. Ne dà notizia l’Osapp, attraverso il segretario regionale Vincenzo Palmieri. “Il continuo aumento dei suicidi in carcere – commenta il sindacalista – devono indurre gli organi di governo e l’Amministrazione Centrale a porre la massima attenzione sul sistema penitenziario, sul lavoro della Polizia Penitenziaria e di altre figure professionali, non più rinviabile”. Il 38enne, in carcere per il reato di spaccio internazionale di sostanze stupefacenti,  si è impiccato intorno alle 10 di ieri, forse per ragioni sentimentali, è scritto ancora nella nota: “I suicidi in Campania e in altre regioni della penisola negli ultimi anni – ricorda Palmieri – sono notevolmente aumentati e l’ennesimo episodio registratosi è la testimonianza che assieme a tutti gli altri eventi critici, come evasioni, aggressioni e autolesionismo, impongono un non più differibile intervento di tutela e sicurezza per gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, quale unico Corpo di Polizia con incarichi oltre che di Polizia e sicurezza anche trattamentali e rieducativi come sanciti dalla Costituzione”. “Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono e il carcere di Poggioreale ha superato di nuovo la soglia di allarme degli oltre 2.000 detenuti presenti”. Lo sottolinea, in una nota, Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), commentando il suicidio del 38enne. “Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri, – dice Donato Capece, segretario generale del Sappe – gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati”. (ANSA).

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