Appalti truccati, nelle intercettazioni le mazzette erano biglietti da visita

NAPOLI- Le tangenti erano i biglietti da visita. Nel linguaggio criptato utilizzato da Loredana Di Giovanni, faccendiera di Mugnano di Napoli ed ex socia di Guglielmo La Regina che ha svelato la presunta rete di corrotti e corruttori nella distribuzione di fondi e appalti, le mazzette venivano indicate così. Lo dice lei stessa nel corso di un interrogatorio cui è sottoposta il 20 ottobre del 2016: “Quando parlo di bigliettini da visita in alcune telefonate – dichiara – intendo fare riferimento a banconote che io lasciavo intendere di avere anticipato con la stazione appaltante per fini corruttivi”.  Soldi di cui pretende la restituzione. Il frasario convenzionale utilizzato per parlare di soldi e tangenti è variegato: “Quando affermo che il bambino ti ha fatto ottenere un risultato tranquillo, il tuo amico, senza problemi, fammi capire- si legge in una intercettazione-  intendo riferirmi ad Antonello Sommese per la vicenda di Cerreto Sannita, nel senso che Antonello Sommese aveva fatto vincere l’appalto in questione”. Pasquale e Antonello Sommese quindi, secondo gli inquirenti, sarebbero le pedine fondamentali di questo “sistema La Regina” perché capaci di assicurare la copertura economica dei progetti sbloccando i finanziamenti europei. Accuse contenute nelle 1500 pagine dell’ordinanza che ha portato al loro arresto, a quello di Guglielmo La Regina ed altri 66 tra professionisti, tecnici, imprenditori e professori universitari.  Pasquale Sommese ha respinto ogni accusa affermando che si tratta di “millanteria” e di non avere mai avuto la possibilità diretta di sbloccare fondi in base ad una delibera di giunta antecedente al suo arrivo nell’esecutivo Caldoro. Nei prossimi giorni il Riesame deciderà se dovrà restare in carcere.


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