Nola, la nuova giunta è già vecchia: ecco chi vince e chi perde

NOLA – Come ne “Il Gattopardo”. Peggio che nel “Gattopardo”. Lì tutto cambiava per non cambiare nulla. A Nola nulla cambia per non cambiare nulla. Immobile ed impantanata dalla crisi, l’amministrazione Biancardi si scuote ma non riesce ad uscire dalle sabbie mobili della sua situazione politica interna quantomeno sui generis. Ieri Geremia Biancardi ha ritirato, in extremis, le dimissioni e si è presentato alla stampa con un documento dattiloscritto dal quale ha letto un discorso nelle intenzioni propositivo, ma impacciato. “C’era bisogno di un nuovo slancio- ripete più volte il primo cittadino. Uno slancio amministrativo che si realizza, dice il sindaco, con il conferimento a lui stesso e ad interim di ben cinque deleghe, sottratte alla bolgia degli assessorati: “Ringrazio consiglieri ed assessori che mi hanno dato afferma l’onere e l’onore di avere queste deleghe- dice Biancardi con inconsapevole ironia (visto che  alla fine le deleghe le concede il sindaco) e ufficializza quella che sembra una forzatura: l’esecutivo ora si regge su un primo cittadino multitasking plenipotenziario. Una soluzione diversa, del resto, forse non era possibile, e alla fine si è creato un pastrocchio da cui però risulta ben chiaro chi vince e chi perde. Vince Cinzia Trinchese. Mantiene la delega più mediatica, i Beni culturali ed il decoro urbano e viene premiata con la fascia di vicesindaco, quella che ha dato inizio al litigio con Enzo De Lucia. Non sarà subito sindaco in seconda, però, perché dovrà attendere il 31 maggio per poter trionfalmente indossare il tricolore il primo giugno, Capodanno nolano, il mese per antonomasia nella città che venera i Gigli. Non un lieto fine, di più: un trionfo. Perde Enzo De Lucia. Il sindaco di Polvica, delegato “fasciatissimo” ai Lavori pubblici, viene praticamente silurato da Biancardi che gli riserva una debole, leggera, diciamo eterea delega alla “manutenzione del patrimonio culturale”. Da dominus dai lavori pubblici a mero controllore di panchine, aiuole e pali della segnaletica. Una bocciatura rumorosa per il recordman di preferenze messo in un angolo nonostante la lunga e inossidabile militanza in Forza Italia. Perde Geremia Biancardi. Il sindaco ha gestito una crisi difficile, e gli si dà atto di avere cercato in tutti i modi, in questi lunghi e febbrili 20 giorni, di ricomporre uno strappo doloroso prima di tutto per la città. Ma alla fine presenta una pietanza insipida e con pochi ingredienti nuovi. Una svolta forzata, pensiamo indotta, diciamo imposta, soprattutto per la decisione di tenere per sé competenze importanti come l’urbanistica, il personale, la pubblica istruzione. Perde la città di Nola, che meritava forse una risoluzione più matura di una crisi annunciata. Una soluzione in cui fosse chiaro chi è dentro e chi è fuori, chi ha la fiducia di Biancardi e chi no. Ora come ora, dopo il timido ritorno di Biancardi alla guida della città, sembra solo un pasticcio indigeribile e improponibile. Tutto questo nella settimana di Carnevale. Ma questo non è uno scherzo.

 

 

 

 

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