Nola, condannati dipendenti del cimitero: soldi e regali per lavori extra

NOLA (Nello Lauro- Il Mattino)- Ventotto mesi di reclusione. Sono arrivate tre condanne per la truffa al cimitero di Nola. Tre dei 4 dipendenti che furono indagati per avere chiesto soldi in cambio di prestazioni lavorative extra all’interno del camposanto sono stati condannati dal Tribunale di Nola per due degli episodi incriminati mentre sono stati assolti per assenza di querele e perché il fatto non sussiste per gli altri capi di imputazione (truffa ed assenteismo). Gli imputati Vincenzo Parisi (10 mesi), Emiddio Sicondolfi (8 mesi) di Nola e Innocenzo Velotto (10 mesi) di Cicciano (difeso dall’avvocato Walter Mancuso) hanno scelto il rito abbreviato. La vicenda risale al marzo del 2016 quando da un controllo della polizia del commissariato di Nola in una sala mortuaria si era arrivati ad indagare i dipendenti che, stando alle accuse, avrebbero chiesto denaro e regalie agli utenti del cimitero per compiere lavori extra per operazioni che erano regolamentate dal Comune, con tariffe e modalità precise. Servizi ordinari fatti passare per attività extra da pagare con somme supplementari. Un sistema parallelo bloccato al culmine solo dall’inchiesta della procura e della polizia nel cimitero comunale dove i quattro addetti approfittavano della loro posizione strategica: Emiddio Sicondolfi era un sorvegliante cimiteriale, addetto all’esumazione, Innocenzo Velotto era il necroforo che si occupava della sepoltura dei cadaveri mentre Vincenzo Parisi era un semplice operaio. Uno degli indagati, Parisi, decide di vuotare il sacco dando il via all’inchiesta che è stata ‘aiutata’ da intercettazioni ambientali e telefoniche e dalle telecamere installate dentro e fuori la casupola del custode, l’area in cui gli addetti venivano a contatto con pompe funebri e familiari dei defunti. Uno degli episodi incriminati ha visto Velotto e Parisi intascare 100 euro dal nipote di una donna per l’esumazione: somma che non è stata annotata nel registro comunale con conseguente danno al comune di Nola.  Nel secondo episodio i tre condannati chiesero 130 euro a titolo di regalia per gli operai a una persona di Nola che voleva esumare il padre: una somma extra che rientrava già nei compiti dei tre dipendenti. Fatti che hanno portato alla condanna complessiva a 28 mesi mentre sono stati assolti dagli altri 7 capi di accusa.

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