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Quindici, nuova intimidazione al sindaco: volantino con minacce di morte

QUINDICI (Bianca Bianco -Il Mattino) Minacce di morte al sindaco di Quindici Eduardo Rubinaccio. Dopo il fuoco doloso che gli ha distrutto un frutteto, una nuova intimidazione sotto forma di parole al veleno scritte su una locandina di giornale lasciata nella sua auto. Sono giorni difficili per il primo cittadino della cittadina del Vallo di Lauro. Giorni in cui la responsabilità istituzionale e la volontà ferma di compiere scelte decise per il bene della comunità e contro la camorra,  come l’acquisizione di alcuni beni di esponenti della malavita locale,  si scontrano con la sensazione di essere sempre più bersaglio di un nemico invisibile che si mostra con azioni scellerate. L’ultima è stata compiuta nella notte tra lunedì e martedì. Rubinaccio ha lasciato l’automobile di famiglia dinanzi casa senza chiudere le portiere. Un gesto semplice ed abituale per chi, nonostante tutto, si sente sicuro nel suo quartiere, nel suo piccolo mondo. Qualcuno però ha approfittato del fatto che la vettura fosse accessibile e  ha lasciato sul sedile del lato passeggeri un messaggio inquietante: “Andare avanti fa morire”. La frase scritta a mano ed a stampatello era vergata sul retro della locandina di un quotidiano dedicata proprio alla fascia tricolore; quella locandina riportava la frase pronunciata qualche giorno fa dal sindaco sull’acquisizione dei beni di camorra: “Vado avanti”. E qualcuno ha voluto fargli pesare questa volontà,  che non arretra di un millimetro nonostante gli ostacoli posti da forze oscure che da sempre tengono in ostaggio la parte onesta del paese. Il primo cittadino si è accorto solo ieri mattina del foglio nella sua auto e si è recato immediatamente dai carabinieri del paese che hanno raccolto la sua nuova denuncia, la seconda in pochi giorni. Sabato scorso Rubinaccio ha subito l’incendio di alcuni alberi di un frutteto di montagna intestato alla moglie. Un raid su cui indagano gli agenti del commissariato di Lauro che seguono sia la pista del messaggio intimidatorio che quella dell’incendio boschivo appiccato senza mirare ad un destinatario preciso. Di certo, dopo quanto scoperto e denunciato ieri,  il campo delle ipotesi si restringe ulteriormente e prende quota l’idea che Rubinaccio sia finito nel mirino di chi non accetta che l’ente che governa acquisisca un’abitazione confiscata al boss Felicione Graziano e alcuni terreni dell’ex sindaco Antonio Siniscalchi. Eduardo Rubinaccio, eletto nel giugno del 2015 a capo di una lista civica e già vittima di altre minacce negli scorsi mesi, non cede all’angoscia e risponde con serenità: “Sono stato impegnato per l’intera mattinata con i carabinieri per quanto mi è accaduto- afferma- . Di certo non è una coincidenza e si tratta di un messaggio preciso. Ma non temo chi lo ha lasciato e non mi faccio intimidire. Sono solo bravate che non scalfiscono in alcun modo quello che stiamo facendo come amministrazione. Lo ribadisco, sulla questione dei beni della camorra vado avanti e nessuno mi fermerà”. Su questa nuova agghiacciante intimidazione si attende la risposta delle autorità dopo l’invio del fascicolo di indagine alla direzione distrettuale antimafia. Nel frattempo Rubinaccio incassa la solidarietà dei sindaci dei Comuni del Vallo. Quello di Marzano, Trifone Greco, parla di amministratori e solitudine: “Eduardo paga lo scotto di essere sindaco in un momento difficile per le amministrazioni locali. Ci si chiede di essere amministratori, avvocati, giudici, custodi e imprenditori. Ma non è possibile essere oberati da un peso così enorme e si finisce per restare soli”. Una solitudine che pesa quando si è costretti a fare i conti con una scelta impopolare come quella che il Comune di Quindici, tra i pochi in Italia, ha avuto il coraggio di intraprendere.


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