Tufino, brucia ancora la discarica con i fanghi di Sarno: residenti dai carabinieri

TUFINO (Nello Lauro-Il Mattino) – Le finestre delle case rigorosamente chiuse. Intorno un paesaggio lunare con una macchia nera e una puzza di bruciato che impregna e appesta l’aria. Sullo sfondo il monte Somma che brucia. Rione Ferone, quartiere di Tufino, piccolo centro alle porte di Nola. Nella Campania che arde anche qui c’è una porzione fumante di disastro ambientale. E’ la cava di “Campo Galeota”, trasformata da anni in una discarica incontrollata e incontrollabile di rifiuti alla quale vanno aggiunti i fanghi dell’alluvione di Sarno e Quidinci avvenuta nel 1998 che causò la morte di 160 persone e dove le lingue di fango inghiottirono case, un ospedale, strade e scuole cancellando la frazione di Episcopio, ribattezzata la Pompei del 2000. Ancora oggi a distanza di cinque giorni c’è del fumo visibile nella cava che rende l’aria impura. Una situazione che ha spinto i residenti del rione a recarsi alla stazione dei carabinieri per sporgere denuncia-querela contro ignoti per i reati di disastro ambientale e danni alla salute. In tanti sono andati dai militari per esporre i fatti e sottoscrivere il documento: “Non c’è stato mai nessun controllo – si legge – né pulizia e qualcuno ha depositato materiale tossico (amianto, pneumatici, vernici, fitofarmaci) e buste di contenuto ignoto. Una situazione che stiamo denunciando già dal 2000 al Comune e alle forze dell’ordine. Nel corso di questi anni – dicono i residenti – i rifiuti sono aumentati”. L’allarme è ricominciato un mese fa con l’incendio nella cava nei pressi del cimitero mentre la settimana scorsa le fiamme hanno interessato la cava di via Turati. “Nessuna delle amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni hanno preso mai provvedimenti per la salute dei cittadini. A causa di questo inquinamento – continua la denuncia – è aumentato il tasso di tumori e di casi di asma nel comune di Tufino, basti pensare ai tanti malati di cancro al cervello, al polmoni, al seno, alla vescica e al colon. In questa situazione lo sviluppo di fumi rende ancora più fragile e suscettibile di ammalarsi una popolazione già martoriata”. Anche lo spegnimento è diventata una odissea per i mezzi impegnati sul Vesuvio e con cittadini, volontari, carabinieri e protezione civile di Casamarciano e un’autobotte del vicino comune di Roccarainola costretti a fare da soli: nell’occasione una persona ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. In giornata è arrivata anche la risposta del sindaco Carlo Ferone che ha firmato un’ordinanza sindacale (la numero 6): il primo cittadino ha intimato ai 5 proprietari e alla agenzia Acadis che gestisce l’area (agenzia regionale per la difesa del suolo) di provvedere entro 60 giorni alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti nell’area, alla bonifica e alla messa in sicurezza della cava e al ripristino dello stato dei luoghi pena la denuncia e la richiesta di danni al Comune di Tufino. “Ci siamo attivati da subito per avvisare gli organi preposti e stiamo cercando di fare tutte le verifiche del caso. Siamo vicini a nostri concittadini per una situazione delicatissima che vogliamo e dobbiamo risolvere” afferma il primo cittadino. Nel paese delle due discariche e dello Stir un’altra ferita che brucia: le finestre delle case restano chiuse con il fumo lento che fuoriesce ancora da qualche parte del terreno. L’inferno ha tanti volti.

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