Schiava, il mondo che vorrei: porte aperte ai migranti a Casamarciano e Tufino

CASAMARCIANO-TUFINO (Nello Lauro – Il Mattino) –  In un mondo di regole e barricate c’è l’eccezione dell’accoglienza. Quarantotto migranti per poco più di 250 abitanti nella frazione di Schiava divisa tra i piccoli comuni nolani di Casamarciano e Tufino. Li vedi camminare per chilometri sulla strada nazionale delle Puglie che collega Napoli ad Avellino. Sorridenti spesso, fieri nel loro incedere e euforici quando possono giocare a calcio nel campetto di calcetto della piccola frazione. Sono arrivati qui agli inizi del mese di giugno: trentotto uomini e dieci donne tra i venti ed i trenta anni compreso un bambino di quattro provenienti da Costa d’Avorio, Senegal, Nigeria, Guinea e Mali. Sono ospitati in una ex casa per anziani, una proprietà privata, oggi diventata un centro di prima accoglienza per richiedenti asilo politico gestita dalla cooperativa sociale “Il Mondo che vorrei”. All’inizio spaesati e stanchi per il viaggio della speranza, ora si stanno inserendo nel tessuto di Schiava. Anche grazie soprattutto all’accoglienza dei residenti che hanno da subito adottato i ragazzi africani. Diffidenza scacciata a colpi di sorrisi ma anche con gesti concreti di integrazione vera e non di facciata.

 

“La sera ci mettiamo con gli smartphone nella piazzetta di fronte alla chiesa e insegniamo loro qualche parola di italiano, come ad esempio i giorni della settimana, i mesi, i colori e le frasi che possono essere utili. Ma anche loro ci stanno insegnando delle parole” dicono Natasha, Francesca, Mirella, Mimma e Margherita, le donne che hanno organizzato uno spontaneo comitato di accoglienza. “Cerchiamo di coinvolgerli e farli ridere, anche perché tra di loro c’è sempre qualcuno che è più triste e che pensa ai genitori ed ai fratelli che ha lasciato nella sua terra – continuano – Schiava è un paese molto piccolo ma la maggioranza è per l’accoglienza, e nessuno sta badando al numero di migranti arrivati. In verità anche alcuni dei ragazzi all’inizio erano diffidenti, ma poi si sono aperti”. Anche il parroco della piccola frazione don Pellegrino De Luca li ha accolti: “Il nostro è un invito alla socializzazione, perché la diversità è una occasione di arricchimento. Dopo la messa ho invitato i fedeli a superare il primo impatto. Sono stato accusato di buonismo, ma qui si rispetta solo il Vangelo ed anche qualche anziano, che all’inizio ha avuto remore, alla fine si è avvicinato”. La settimana scorsa è stata organizzata una festa in loro onore: l’iniziativa “Favole a merenda” dei focolarini di Baiano che hanno coinvolto le signore che hanno preparato prodotti cucinati da loro (banditi i salumi in rispetto ai musulmani) con giochi di società cui tutti i giovani, compreso il bambino di 4 anni, hanno partecipato. Ma non finisce qui: le donne vogliono portare ancora più avanti questa esperienza di fratellanza cercando di trovare delle piccole occupazioni ai ragazzi: due di loro dovrebbero dare una mano in una falegnameria. Non tutti però hanno lo stesso spirito. “La diffidenza c’è, alcuni dei residenti non sono d’accordo – dice Mimma – e pensano che sono troppi perché il paese è molto piccolo. Ci sono stati commenti molto duri sui social network. Persone che non vogliono l’“invasione” di profughi ma io continuo sulla mia strada perché so che sto facendo bene”. A Schiava per essere liberi: un paradosso solo a parole. L’amore e l’accoglienza non hanno confini ma solo orizzonti.

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