Camorra in mano a giovanissimi sbandati: ecco il dossier della Dia

NAPOLI- Una camorra senza leader che favorisce l’ascesa di eserciti di giovanissimi e sbandati. Il quadro emerge dalla relazione semestrale della direzione investigativa antimafia che traccia la mappa in evoluzione della criminalità organizzata in Italia.

I BABY CLAN– In Campania, si legge nell’ultimo dossier,  tanti “piccoli eserciti”, spesso formati da ragazzi sbandati, senza una vera e propria identità storico-criminale, si sono impadroniti del territorio attraverso “una quotidiana violenza più che mai esibita, utilizzata quale strumento di affermazione e assoggettamento ma, anche, di sfida verso gli avversari”. A caratterizzare questi eserciti è l’età “dei singoli partecipi, sempre più bassa, non disgiunta dalla commissione di atti di inaudita ferocia, anche dovuta a una percezione di impunità, tanto da indurli a un esordio criminale addirittura da adolescenti”. A determinare l’affermazione dei baby camorristi, l’attuale scenario “mutevole ed eterogeneo”, “caratterizzato da un lato da dinamiche operative violente ed incontrollate, dall’altro da una profonda infiltrazione, ad opera di storici clan napoletani e dell’area casertana, nel tessuto economico e imprenditoriale, locale e ultra regionale”. In particolare, manca un vertice e mancano leader “autorevoli” perché sottoposti al carcere duro o collaboratori di giustizia, motivi per cui si è innescata una lunga fase di accese e caotiche conflittualità, lotte intestine e scontri per assicurarsi il comando. Anche le alleanze, alla luce di questo panorama confuso, sono “fluide” e questa disarticolazione ha appunto concesso a figure di scarso calibro di diventare capi ed ai giovanissimi affiliati di mettere in piedi violente falangi  che si sono impadronite del territorio attraverso una quotidiana violenza più che mai esibita, utilizzata quale strumento di affermazione e assoggettamento ma, anche, di sfida verso gli avversari.  

LA GUERRA DEI NUOVI CAMORRISTI- Ad oggi a Napoli e provincia complessivamente risultano 89 clan (per un numero complessivo di circa 4.500 affiliati) di cui 42 operativi a Napoli e 47 in provincia che interagiscono tra loro in equilibrio instabile e in territori caratterizzati da una densità abitativa elevatissima, dove è più facile – sotto il profilo delle risorse umane disponibili – rinnovare costantemente gli organigrammi dei sodalizi. La presenza di un numero elevato di sodalizi che si contendono anche piccoli territori, spesso singole piazze di spaccio, provoca degli antagonismi che sfociano in scontri sanguinosi in particolare nei quartieri del centro storico di Napoli e nelle sue periferie, per il controllo dei mercati di droga, per le estorsioni e la contraffazione. In queste zone in cui anche la criminalità comune, per esempio i furti in abitazione, sono in continua ascesa, si sono susseguiti in questi mesi episodi violenti come le sparatorie che hanno coinvolto passanti inermi, attentati, omicidi, tentati omicidi. Si tratta di territori dove si registra, altresì, un’escalation della criminalità comune, con particolare riferimento ai reati predatori e contro la persona, come rapine e furti in abitazione, che risultano in crescita.

LA “RESISTENZA” DEI VECCHI SODALIZI– Resistono comunque alcuni storici clan. Sono quelli che controllano alcune zone da sempre e che rifiutano- scrive la Dia “ “esibizioni” violente e in una evidente strategia di mimetizzazione, mantengono inalterata capacità di affiliazione di adepti, indiscussa forza di intimidazione ed assoggettamento esercitata sul territorio, e capacità di gestione dei grandi traffici internazionali e conseguenti investimenti in altre regioni d’Italia ed all’estero”. I clan storici che “resistono” sono i Mallardo di Giugliano, i Polverino ed i Nuvoletta di Marano ed i Moccia di Afragola, che operano da decenni e sono i clan più potenti e strutturati della Campania, ormai considerati in pieno vere e proprie “aziende” dell’illecito in settori cruciali come le forniture e gli appalti, manovrati anche e soprattutto nel settore pubblico e negli apparati pubblici come i Comuni.

L’ECONOMIA DELLA CAMORRA– I settori economici più appetibili per la camorra sono il traffico di droga, il contrabbando di sigarette, la gestione illecita dei rifiuti, la contraffazione, giochi e scommesse, la falsificazione di banconote e documenti, le speculazioni edilizie, gli appalti pubblici ed il riciclaggio, l’usura e l’estorsione. Una delle maggiori fonti di ricchezza per le organizzazioni camorristiche resta comunque il trafficodi sostanze stupefacenti, che rappresenta anche il più agevole sistema di auto-finanziamento di altre attività criminali svolte con la collaborazione di extracomunitari.





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