Cicciano, la storia di don Peppino: il prete dei poveri e del web diventato cavaliere

Don Peppino De Luca, il prete cavaliere

CICCIANO (Nello Lauro – Il Mattino) Un prete cavaliere. È don Peppino De Luca sacerdote di Cicciano in “missione” nella parrocchia San Francesco da Paola a  Scafati da 14 anni di cui 9 come parroco. Una particolarità tra le nomine del presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnate lo scorso 2 giugno in piazza del Plebiscito dal prefetto di  Napoli Carmela Pagano. Tra i 141156 decorati dal 1800 ad oggi c’è anche questo 41enne prete di provincia che ricorda un po’ don Diana e un po’ don Bosco: un combattente paziente che usa le  preghiere e i social network per diffondere e amplificare il mes- saggio di speranza e carità. Non gli piacciono le etichette e i paragoni: “Non ho un modello di riferimento – esordisce Giuseppe, per tutti don Peppino – se non tutte le persone del clero che ho  conosciuto durante il mio percorso”.

ACCOGLIENZA DEI POVERI – Grazie a lui è stata aperta “La Casa di Francesco”, per i senza tetto nei locali “sottratti”  alla casa canonica: qui 10 persone posso- no lavarsi, mangiare e dormire, ricevere vestiti e cure mediche dall’associazione “Emmaus” che conta circa 70 volontari: “Non sono solo religiosi – aggiunge don Peppino – ma anche laici che hanno sposato questo  progetto di solidarietà”. La Casa di Francesco ha due obiettivi: risvegliare coscienze verso l’accoglienza e dare un servizio ai più deboli. Per sostenere il progetto organizza teatri, gite  e cene sociali, mercatini di Natale, aste di beneficenza, lotterie. “La nostra chiesa è sempre  aperta a tutti e quando fa freddo ancora di più» dice il prete cavaliere. Don Peppino è un prete  comunicatore: nonostante un cellulare “old style” che manda solo sms è conosciuto per l’uso  “sferzante” dei social network: un suo “Svegliati Scafati” portò ad un uragano di “like” e di  commenti, compresa una frizione col primo cittadino della città salernitana: “Uso i social per cercare di far arrivare a tutti la parola di Dio”.

“PRETE, NON POLITICO” – E il suo impegno contro la criminalità è molto forte ma non vuole etichette: “Un prete anticamorra? No, grazie. Un religioso non è anti ma per – dice don Peppino – o si rinchiude in una nicchia: io faccio il prete e parlo con tutti. La parola va annunciata soprattutto a chi non ascolta”. Anche la Chiesa, però, deve fare di più: “La speranza è il carburante della vita e la missione del sacerdote è stare accanto all’uomo in nome di Dio. Oggi c’è una crisi di vocazione  perché molti preti non fanno i preti; io mi sono innamorato di esempi positivi e faccio il  parroco. Quando perdiamo identità, nessuno si innamora”.


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