In Campania 97% abitazioni da abbattere ancora in piedi

Una Campania a rischio, “martoriata da abusivismo edilizio, ricoperta da cemento con un consumo di suolo che avanza anno dopo anno”. Legambiente presenta dati, numeri e storie di una regione al bivio dal punto di vista delle politiche ambientali. “La Campania è una regione fragile – ha detto Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – dov’è urgente la messa in sicurezza attraverso i piani di emergenza e la manutenzione ordinaria del territorio, la unica grande opera pubblica necessaria, incompatibile con qualsiasi forma di sanatoria edilizia”. In Campania, fanno sapere, le demolizioni sono al palo: secondo il dossier di Legambiente più del 97% degli abusi edilizi da abbattere sono ancora ben saldi alle fondamenta. Su 16.596 ordinanze di demolizione, sono state eseguite solo il 3% pari a 496 immobili abbattuti. Non solo non si demolisce, ma neppure si acquisisce al patrimonio pubblico come prevedrebbe la legge: in Campania appena il 2% di questi immobili risulta infatti trascritto dai Comuni nei registri immobiliari (pari 310 immobili).

L’indagine è stata realizzata dall’associazione a partire dai dati forniti in Campania da 76 comuni (il 13,8% del totale), con una analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, ad oggi. Sono stati 474 i Comuni che non hanno risposto all’indagine di Legambiente o hanno negato le informazioni richieste. Il focus sulla Campania ha riguardato anche le domande di sanatoria. Hanno risposto 132 Comuni, in cui a seguito dei tre condoni Legambiente ha censito 362.646 richieste. Il record alla provincia di Napoli dove sono259.170 le richieste di sanatoria, seguita dalla provincia di Salerno con 71.096 richieste.

Negli ultimi tre anni, in Campania il lavoro delle Forze dell’ordine sul ciclo illegale del cemento ha portato alla luce 2.352 infrazioni e alla denuncia di 2.567 persone. Legambiente, elaborando gli ultimi dati Ispra, sul consumo di suolo evidenzia che la Campania con l’11% risulta tra le regioni con maggior percentuale di territorio vincolato consumato mentre si assesta sul 7% di suolo consumato nell’ aree a pericolosità da frana media. Altro primato negativo per la Campania con il 10, 4% di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta. Tra i complessi vulcanici risultano infine allarmanti i dati relativi a quello dei Campi Flegrei e del Somma Vesuviana, urbanizzati rispettivamente per il 44% e il 33% della loro superficie totale. Dei 550 comuni presenti nella regione, sono 503 (il 91%) quelli in cui ricadono aree classificate a elevato rischio idrogeologico con una superficie di circa 3.338 kmq (il 24,4% della superficie regionale).

In totale vivono esposti al rischio oltre 544mila persone (circa il 10% della popolazione residente nella regione) e dove insistono 499 scuole, 1288 beni culturali e 18.451 imprese. La provincia più a rischio è quella di Salerno dove sono esposti quotidianamente al rischio 214.371 persone (il 39,4% della popolazione a rischio della regione), seguita dalla provincia di Napoli (149.865 persone pari al 27,5%). L’elevata diffusione del rischio idrogeologico in Campania ha portato negli ultimi decenni alla programmazione di 478 cantieri per “mettere in sicurezza il territorio”, di cui 57 risultano ancora in corso di esecuzione, 255 sono già conclusi e 166 riguardano altri interventi. Gli importi stanziati per questi progetti ammontano a 687,89 milioni di euro. In Campania risultano 339 (73%) i Comuni dotati di un piano aggiornato in conformità alle disposizioni normative, 79 (14%) i Comuni con un piano non aggiornato, 54 (10%) i Comuni privi di piano e 18 (3%) i Comuni non rilevati.

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