Sant’Antimo, corruzione e rivelazione segreti d’ufficio: arrestati 5 carabinieri ed ex presidente consiglio comunale

I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari a carico di cinque carabinieri e di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per un anno a carico di altri tre militari, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, omissione di atti d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio, nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo carabinieri di Castello di Cisterna e coordinata dalla Dda partenopea. 
I militari facevano parte del gruppo di lavoro a Sant’Antimo e sono stati raggiunti da indagini condotte dalla Dda sul clan Puca. Tutti i carabinieri sotto inchiesta erano stati già allontanati da Sant’Antimo e da Castello di Cisterna. Secondo le accuse – l’inchiesta è affidata ai pm Loreto e Serio, la corruzione consisteva in soldi e regali in cambio di notizie segrete su operazioni di alto impatto fatte a Sant’Antimo o mancate perquisizioni di autisti di boss, ma anche atteggiamenti morbidi nel dare (o non dare) esecuzione di misure e provvedimenti giudiziari come sequestri e altri interventi previsti dalla legge. E così sono finiti agli arresti per corruzione i carabinieri (per i quali è stata esclusa l’aggravante mafiosa) Raffaele Martucci, Angelo Pelliccia, Michele Mancuso, Vincenzo Palmesano, Corrado Puzzo; ai domiciliari anche l’ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo Francesco Di Lorenzo e il boss locale Pasquale Puca (che è già in cella al carcere duro per altri reati).  Sono stati sospesi per omissioni o abuso in atti di ufficio Carmine Dovere (abuso d’ufficio), il capitano Daniele Perrotta (omissione in atti di ufficio) e Vincenzo Di Marino (rivelazione di segreto d’ufficio).  Ma non tutto era corrotto in quella situazione. Anzi. Secondo Claudio Lamino, pentito del clan Puca, il clan avrebbe addirittura pedinato un maresciallo (si chiama Giuseppe Membrino, oggi comandante della stazione di Trentola Decenta nel Casertano) che ha svolto per anni un ruolo di argine contro il malaffare e contro il clan Puca. Arrivarono perfino a registrare tutti i suoi movimenti e a creare un cd poi messo nella cassetta di sicurezza del maresciallo: si trattava di immagini che ritraevano incontri alla luce del sole tra il militare è una sua informatrice, nel tentativo (vano) di destabilizzare il maresciallo e di intimidirlo subendo un attentato dinamitardo sotto la sua automobile. Una mossa che non ebbe risultati.

Print Friendly, PDF & Email