Non abbreviare mai 2020 in documenti e contratti: rischio truffa

Non abbreviare mai “2020” in assegni e documenti. È l’avvertimento che arriva dagli esperti che mettono in guardia dall’accorciare l’anno appena iniziato in ’20 come si è sempre stati abituati a fare. «Può essere pericoloso», spiegano. Ma perché? E, soprattutto, perché vale solo per il 2020? Fino ad oggi il 2018 è stato ’18 e il 2019 è diventato ’19. Con il 2020, però, le possibilità di essere truffati aumentano poiché l’abbreviazione “20” facilmente trasformata in qualsiasi altra data degli ultimi due decenni e anche degli anni futuri. Con la semplice aggiunta di un “19”, infatti, la data 5/2/20, ad esempio, può diventare 5/2/2019. Analogamente, una scadenza fissata al 12/12/20 può essere modificata in 12/12/21 e quindi procrastinata. Sulla questione si è espresso anche il dipartimento di polizia americano: “Naturalmente comprendiamo che tutte le date abbreviate possono essere modificate – spiega – tuttavia crediamo che la maggior parte qui concorderebbe sul fatto che se un documento di qualsiasi tipo, legale o professionale, viene portato alla nostra attenzione come falsificato o fraudolento, probabilmente aumenterebbe di più i sospetti se avesse come data il 1998 rispetto ad un documento datato 2019 o 2021”. Meno allarmistico è stato l’intervento di Snopes: “Anche se scrivere per intero una data è una buona pratica, la decisione di adottarla o meno va presa senza alcuna forma di allarmismo”. Bufale.net, sulla stessa lunghezza d’onda, fa notare che, per aggirare qualsiasi tipo di rischio, si potrebbe anche abbreviare con ’20.

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