Tenta rapina, ucciso 16enne a Napoli. Pronto soccorso devastato dai parenti, raid contro Comando carabinieri

Minore ucciso da carabiniere a Napoli, complice in comunità di recupero: volevamo soldi per discoteca

“Il ragazzo ha confermato che era la prima volta che commetteva un’azione di questo genere e che, quella sera non aveva compiuto altre rapina prima di quella sfociata in tragedia”. Lo ha detto l’avvocato Mario Bruno, legale del 17enne che la notte tra sabato e domenica scorsi era in compagnia di Ugo Russo il 16enne rimasto ucciso dai colpi d’arma da fuoco esplosi da un carabiniere di 23 anni al quale i due minorenni volevano rapinare l’orologio di pregio che aveva al polso. Oggi, nel Tribunale dei Minorenni di Napoli, il gip Draetta, al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha convalidato il provvedimento di fermo emesso nei confronti del giovane al quale il pm Cerullo della Procura dei Minorenni contestata il reato di reato di concorso in tentativo di rapina aggravata. Il giudice ha disposto il collocamento del giovane in una comunità di recupero dove sarà trasferito già nel pomeriggio. L’avvocato del minorenne ha confermato che Ugo e il suo cliente stavano cercando di mettere a segno la rapina “per racimolare soldi da usare per andare in discoteca”.

“Nella comunità sarà avviato un percorso di recupero e di riflessione sull’accaduto”, annuncia l’avvocato Bruno, “il 17enne è estremamente addolorato – ha aggiunto – per l’accaduto e per la morte del suo amico”. “Le indagini – ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti – sono finalizzate a capire in quale maniera siano stati esplosi i colpi d’arma da fuoco da parte del carabiniere (indagato per omicidio volontario) e stabilire se i colpi sono stati esplosi in una condizione di legittima difesa per se stesso e la ragazza che stava con lui, se per cercare di evitare che gli venisse sottratto l’orologio, o se la sua reazione sia stata eccessiva». «Mi auguro – ha aggiunto l’avvocato Bruno – che la ricostruzione dei fatti sia particolarmente attenta”. “Ora, – ha spiegato il legale – attendiamo gli esiti del percorso di recupero e le relazioni del servizio sociale”. A chi gli ha chiesto di descrivere la famiglia e il contesto in cui il 17enne viveva, l’avvocato ha risposto che si tratta di una famiglia tutto sommato normale, ma “con il padre con precedenti penali” per quanto di sua conoscenza “estranei a contesti camorristici”. Il ragazzo ha abbandonato gli studi quest’anno: “Doveva frequentare il primo anno delle superiori – ha concluso Bruno – ma ha deciso di lasciare. Stava cercando lavoro ma non lo trovava. È difficile trovarlo”.

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