Coronavirus, l’urlo di una madre di Roccarainola: “Bambini autistici abbandonati”

ROCCARAINOLA (Nello Lauro  – Il Mattino) –  I più deboli dei deboli. In un periodo di emergenza mai vissuto finora che peggiora il vivere quotidiano delle persone autistiche isolate nella loro “bolla”. Il loro mondo (e quello delle loro famiglie) si è ristretto ancora di più. Scuole e centri chiusi, operatori non disponibili. Un dramma nel dramma nella giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. La gestione quotidiana sempre più complicata. A tratti impossibile senza un aiuto sanitario. La giovane mamma (29 anni) di Francesco (5 anni), vive disperata a Roccarainola tra urla (il piccolo non parla), iperattività e automorsi e la certezza che fino al 14 aprile niente può cambiare. “Anzi mi hanno anche detto che gli operatori del centro che frequenta Francesco sono in cassa integrazione fino al 10 maggio”. E così ha deciso di scrivere al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: “Sono la mamma di un bambino disabile, al quale è stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico e che da tre anni frequenta un centro di riabilitazione. Sono consapevole della situazione e delle misure drastiche adottate, però noi genitori di bambini disabili non possiamo vivere nell’incertezza sulla ripresa delle terapie, linfa vitale per loro. L’interruzione ha comportato una regressione, un aumento delle stereotipie aggravato dalla circostanza che non si può uscire. E’ opportuno stabilire con data certa una ripresa delle attività come gli incontri con le terapiste, mentre risultano del tutto inefficaci e inattuabili (il bambino non collabora) i trattamenti a distanza e i trattamenti Aba via Skype, menzionati nell’ordinanza regionale”. Ma c’è chi riesce a fare qualcosa per i circa 5000 bambini (stima Angsa Campania) che in Regione vivono questo disagio. Come la maestra Caterina Caccavale, 67 anni, che a Cimitile segue un alunno di 7 anni: “Cerco di chiamarlo tutti i giorni e di non fargli cambiare le sue abitudini. Per lui è importante organizzare la giornata come se fosse a scuola e insieme alla mamma cerchiamo di fare quello che è possibile. I genitori vanno supportati e non lasciati soli. In questo momento più che mai”. Giornate febbrili anche per i medici che confermano l’importanza del sostegno quotidiano per i bambini che vivono nella bolla dell’autismo: Mariangela Caccavale, psicologa dello sviluppo dell’età evolutiva, dice: “Non va assolutamente persa la routine di ogni giorno, le abitudini sensoriali, avere ben precisa la giornata che si ha davanti per non disorientare il piccolo”. Sulla stessa lunghezza d’onda Luigi Iovino, psicologo e psicoterapeuta con un master in analisi del comportamento, che lavora al centro Neapolisanit di Ottaviano: “Importante che sia organizzata l’agenda visiva del bambino e salvaguardate le sue abitudini sensoriali alla luce di una nuova routine domestica. Fondamentali gli orari del mattino (10-11) e quelli pomeridiani (16-18,30) e che non stia troppo davanti al video: può diventare un’ossessione e un motivo di resistenza”. Oggi (dalle 10) il medico parteciperà all’iniziativa dell’associazione nolana “Mi coloro di blu” su Facebook dove insieme ad altri colleghi risponderà alle domande dei genitori. Chi si occupa dal 2000 in Campania della situazione è l’associazione Angsa: “La catastrofe coronavirus non cancella la silenziosa epidemia che le nostre famiglie affrontano da sole e da sempre” dice il presidente Claudia Nicchiniello. “Questo ci ricorda quanto siano essenziali un servizio sanitario nazionale e un sistema sociale pubblico efficienti e adeguatamente finanziati. Dovremmo ripensare ai luoghi di cura: non a caso oggi i peggiori focolai sono le residenze per anziani e disabili”.  “Abbiamo evidenziato – dice il presidente in carica dal 2016 – il pericolo del definanziamento dei  servizi sanitari e socio-sanitari territoriali, con il numero crescente di bambini (300 nuovi nati autistici ogni anno in Campania) che, se non adeguatamente trattati ed abilitati, rappresentano un enorme peso sanitario, ma soprattutto emotivo”. “Oggi più che mai l’esigenza di fornire le famiglie di educatori specializzati alla gestione delle attività abilitative rappresenta una vera occasione di riformulare l’assistenza ai disabili con autismo”. Come fare in questo periodo? “Magari come a Benevento dove in tempi di coronavirus gli assistenti scolastici sono stati destinati ad essere presenti a casa per 10 ore settimanali” conclude Nicchiniello. Una soluzione per uscire fuori dalla “bolla”.

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