Diversità come strategia per le aziende virtuose: i modelli Tecno ed Elite

Quanto conta la diversità all’interno di un’azienda? Perché è importante parlarne oggi?  Si parla sempre più di diversity management, un tema centrale, tornato alla ribalta in seguito all’appello dell’Onu con i suoi 17 obiettivi, che ci ricorda quanto sia importante valorizzare la diversità in ogni sua forma, nel panorama imprenditoriale/aziendale internazionale. L’integrazione, il rispetto e la rivalutazione di tutte le diversità sono stati oggetto del dibattito “Diversità: scelta strategica delle aziende virtuose” organizzato da Elite-Gruppo Euronext e dal Gruppo Industriale Tecno, svoltosi questo pomeriggio a Napoli, a palazzo Ischitella, a cui hanno partecipato l’amministratore delegato di Elite-Gruppo Euronext Marta Testi, la presidente del gruppo Piccola Industria dell’Unione degli Industriali di Napoli Anna Del Sorbo e la responsabile della Formazione di Sace Mariangela Siciliano, il Presidente del Gruppo Tecno Giovanni Lombardi, l’Assessore alle Politiche giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli Chiara Marciani e l’Assessore alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania Valeria Fascione. Un evento che ha ribadito la necessità da parte delle imprese di approfondire questo tema e farsene portavoce non solo per il suo peso etico, quanto per l’importante opportunità di crescita che rappresenta, sia a livello di employerbranding, che di performance; l’impegno di Tecno ed Elite trova riscontro nei numeri e gli studi in materia: Boston Consulting ha annunciato che le aziende con diversità superiore alla media hanno prodotto una quota di fatturato proveniente dall’innovazione superiore (45% del totale) ad aziende con diversità inferiore alla media. Secondo, ma non meno importante, lo studio di Harvard che rivela alla comunità manageriale mondiale che le aziende con team differenziati determinano per le aziende un margine superiore quasi del 10% rispetto alle altre proprio per il vantaggio competitivo che idee, mondi e linguaggi diversi può determinare.

LOMBARDI  (TECNO) – “Con quest’evento – ha dichiarato nel suo intervento di apertura il Presidente di Tecno Giovanni Lombardi – come Tecno vogliamo accendere i riflettori su quanto la valorizzazione delle diversità sia una scelta strategica per le aziende virtuose. L’iniziativa rientra appieno nel percorso intrapreso dalla nostra azienda negli ultimi mesi,di promozione della cultura della sostenibilità. Ci proponiamo di diffondere anche appuntamenti di formazione sulle sfide che le aziende devono affrontare per essere in linea con i nuovi standard ESG, legati all’ambiente, al sociale e alla governance. Standard che come imprenditori dobbiamo vivere non solo come un vincolo ma come un’opportunità. Ed in quest’ottica la valorizzazione nelle aziende e la nascita di un ecosistema di imprese a guida femminile è essenziale per la nostra economia”.

TESTI (ELITE) – “La diversità, che personalmente preferisco chiamare complementarietà, – ha dichiarato Marta Testi- è certamente una scelta strategica delle imprese virtuose. È innanzitutto strategica perché per avere una visione di lungo periodo serve basare le proprie valutazioni su più punti di vista, far leva su una pluralità di competenze e su stili manageriali che si rafforzino nella loro diversità. È inoltre una caratteristica tipica delle imprese virtuose perché non è per nulla ovvio riuscire ad avere la giusta governance d’impresa basandosi su complementarietà di genere, competenze, cultura ed età. Le aziende che sono state però in grado di farlo ne stanno ottenendo un beneficio importante perché si tratta di un investimento che genera valore nel tempo”.

I NUMERI – In particolare, è importante soffermarsi su alcuni dei dati riportati da Unioncamere, secondo i quali “il Mezzogiorno è l’area del Paese che registra il maggior numero di nuove imprese femminili (22.500) nei primi 9 mesi del 2021. In queste regioni, inoltre, il peso percentuale delle iscrizioni di attività guidate da donne sul totale delle nuove imprese sfiora o supera il 26%.” Numeri ai quali fanno da contraltare notizie come quella secondo la quale, rispetto all’era pre-Covid, al Sud sono venute a mancare quasi 3.300 nuove imprese; quasi il doppio delle 1.700 imprese al femminile venute a mancare nel Nord Est. Dai dati emerge anche che il confronto con il 2019 mostra anche un rallentamento della voglia di fare impresa delle donne in Campania. Si è passati quindi dal 28,2 di imprese al femminile del 2019 al 25,8 del 2021.

MARCIANI – “L’economia della nostra città e della nostra regione – ha dichiarato l’assessore alle Politiche giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli, Chiara Marciani – presenta numerose criticità, aggravate dalla pandemia, ma anche straordinarie opportunità che le istituzioni devono essere in grado di cogliere e sostenere. In tema di investimento sociale e ambientale, il Comune di Napoli è in prima linea. L’inclusione nel mondo dell’impresa e del lavoro dev’essere la parola d’ordine collettiva. Non si tratta di limitarsi al “politicallycorrect”, ma dobbiamo tutti adoperarci per avere imprese di valore e lavoratori pienamente garantiti. La nostra attenzione su questo deve essere costante. Come lo è sugli altri fattori con cui oggi si misura la reputazione di un’azienda che vuole competere a livello nazionale ed internazionale: sostegno alla genitorialità, lotta ad ogni discriminazione, supporto ai percorsi di carriera e di leadership femminile, flessibilità al servizio della parità, differenze generazionali, inclusione dei dipendenti disabili. Napoli è piena di eccellenze e questo confronto organizzato da Elite lo dimostra: noi faremo la nostra parte per valorizzarle”.

DEL SORBO – “Favorire l’impegno femminile – ha dichiarato Anna del Sorbo – in tema lavoro favorisce non solo la crescita del Pil, ma anche la riduzione della povertà, perché sarebbe un volano di molteplici attività nei servizi. Sono, dunque, necessarie politiche pubbliche specifiche volte ad ampliare la base occupazionale delle donne, ma avverto anche il bisogno che la crescita culturale continui e che si rimuovano antichi pregiudizi. Le donne sono protagoniste preziose e imprescindibili per progettare i tempi nuovi, che ci attendono e questo la nostra società deve ormai maturarlo. Purtroppo la penalizzazione del lavoro femminile è condizione di forte arretratezza per una comunità. Toglie del resto risorse e qualità alle imprese. Su questo punto, infatti, c’è ancora tanto da “combattere”. Personalmente ho fatto dell’incremento del lavoro delle donne nel sistema imprenditoriale una mia ragione di vita. La mia azienda vede in aumento da tempo il coinvolgimento della componente al femminile”.

FASCIONE – “Le differenze nel mercato del lavoro- dichiara l’Assessore alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania Valeria Fascione- sono ancora importanti in Italia come in quasi tutto il resto del mondo. La pandemia ha peggiorato la situazione: l’80% dei posti lavoro persi erano occupati da donne. La partecipazione delle donne all’economia italiana è al 53%, inferiore alla media europea al 68 per cento. La Banca d’Italia aveva calcolato un aumento del 7% del prodotto interno lordo se si fossero raggiunti gli obiettivi europei di occupazione (al 60%) e di parità di salario. Le donne rappresentano il 39% della forza lavoro mondiale, ma occupano solo il 27% delle posizioni manageriali. Il Global Gender Gap Report afferma che non basterà un secolo per annullare queste differenze che hanno radici profonde.Eppure credo che siamo in un momento storico che rappresenta una grande opportunità per cambiare le cose o quantomeno strutturare un cammino di condivisione. Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment è uno degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e anche nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza abbiamo misure destinate ad aumentare le pari opportunità nel mondo del lavoro con focus su parole chiave come digitalizzazione, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, servizi di prossimità.”

SICILIANO – “Disporre di un management con un mix di genere paritario- dichiara Mariangela Siciliano-non è un diritto da conquistare ma una fonte di vantaggio competitivo per le nostre imprese, in Italia e all’estero. Purtroppo, nonostante i riflettori accesi dal W20 sulle tematiche di genere e gli impegni collettivi dichiarati per ridurre il gender gap nel mondo del lavoro del 25% entro il 2025, l’Italia ha accumulato un ritardo preoccupante nella corsa alla parità di genere. Nel nostro Paese le imprese femminili sono pari al solo 21,97% del totale del tessuto produttivo nazionale e le donne continuano a pagare un prezzo più alto degli uomini anche a causa della crisi indotta dalla pandemia. In Sace la diversità e l’inclusione sociale sono da sempre valori cardine che guidano il nostro operato. Da pochi giorni abbiamo lanciato Women in Export, il primo business network italiano in ambito export volto a rafforzare la dotazione manageriale femminile delle imprese italiane mediante il rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali in tema di leadership di impresa e internazionalizzazione. Con questo progetto intendiamo investire sull’enorme capitale intellettuale femminile che ruota attorno al nostro export, lanciando uno spazio di discussione e di progettualità in cui dare visibilità a modelli di business inclusivi e innescando un social impact nel panorama imprenditoriale italiano che si ripercuota anche nelle performance del nostro Made in Italy nel mondo.”

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