sabato, Luglio 13, 2024
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Comune tenuto a risarcire disabili se non abbatte barriere architettoniche

“Il  Comune  è  tenuto  a  risarcire  i  disabili  quando  non  abbatte  le  barriere architettoniche: in questo caso lasciando che un parcheggio fosse raggiungibile solo con una scala mobile non percorribile dai cani guida”. Lo sottolinea in una nota Paolo Colombo, garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Campania.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza 9384 del 5 aprile 2023, ha respinto il ricorso dell’ente locale, confermando il diritto al ristoro. Per la terza sezione civile della Suprema Corte, è doveroso premettere che la legge 67 del 2006 appresta misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità che siano vittime di discriminazioni, al fine di garantire alle stesse, in attuazione di principi costituzionali (di eguaglianza e di parità di  trattamento) e sovranazionali, “il pieno godimento  dei  diritti  civili,  politici, economici sociali”.  Infatti non permettere al disabile la frequentazione agevole dell’intero territorio comunale è un atto discriminatorio.

Per la Cassazione, infatti, la nozione di discriminazione è positivamente definita dalla legge n. 67 del 2006 attraverso due possibili declinazioni: la discriminazione diretta, la quale si verifica ogni qualvolta una persona, per motivi connessi alla disabilità, riceve un trattamento diverso e meno favorevole di quello riservato ad una persona non disabile in situazione analoga; la discriminazione indiretta, la quale si configura quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettano una persona con disabilità in posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

“La sentenza di secondo grado – si legge ancora nella nota – ha ravvisato la sussistenza di un interesse concreto ed effettivo a fondamento dell’azione promossa: i ricorrenti hanno denunciato una asserita condotta discriminatoria di cui ciascuno di essi assume essere stato vittima, pur essendo afflitti dalla medesima disabilità di non vedenti, hanno agito facendo valere non gli interessi della categoria di cui fanno parte, quanto piuttosto l’interesse di ciascuno a non subire atti discriminatori proprio perché non vedente”.

Va ritenuto sussistente quindi l’interesse degli appellanti, e di ciascuno di essi, alla proposizione dell’azione risarcitoria, che hanno proposto cumulativamente, ma non come azione collettiva. L’avvocato Paolo Colombo, evidenzia “che non possono esserci più alibi per rispettare finalmente la normativa di tutela in favore delle persone con disabilità. Questo non solo perché è giusto, ma anche perché è utile in quanto si evitano sanzioni e perché dove vivono bene le persone con disabilità vivono meglio anche tutti gli altri cittadini”.

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