CICCIANO (Nello Lauro) – Un cancello che si chiude. Una serranda che scenderà per l’ultima volta. Un silenzio diverso, che sa di ricordi e di gratitudine. Dopo trentacinque anni di pizze sfornate, risate condivise e piatti serviti con passione, il 9 agosto chiude i battenti il “Calipso”, lo storico ristorante-pizzeria di via Matteotti a Cicciano, punto di riferimento per almeno due generazioni di ciccianesi e non solo. Dietro quel forno e in quella cucina c’è sempre stato alla guida Felice Gatta, oggi 57enne, nato a Camposano, cresciuto a Cicciano, diventato negli anni una delle anime del territorio. Era solo un ragazzo quando il 12 novembre 1990, un lunedì di inizio inverno, alzò la saracinesca per la prima volta. Con il coraggio della gioventù e la voglia di mettersi in gioco, iniziò un percorso fatto di sapori autentici e accoglienza familiare. Il “Calipso” è stato questo: una seconda casa, una piazza coperta. Dal “Calipso” fino alla nascita del ramo catering nel 1992, dalle feste di paese agli eventi sportivi, passando per le mense scolastiche e le cene aziendali, la “firma” di Gatta è rimasta impressa nella memoria collettiva di un’intera comunità. Sponsor, sostenitore, lavoratore instancabile, ma soprattutto uomo di territorio. Eppure, a dare un retrogusto amaro a questo addio non è solo la chiusura di un’attività storica, ma anche l’amarezza per alcune dinamiche vissute negli ultimi tempi. Episodi, silenzi e situazioni che hanno lasciato delusione e ferite. “Ho dato tanto e ricevuto molto – racconta Felice – ma sono dispiaciuto per come certe cose si sono evolute”. Ma Gatta non è tipo da arrendersi. “Non è un addio, è solo un nuovo inizio”, dice con voce malinconica ma ferma, anche perché un nuovo progetto è già in cantiere. A Roccarainola, in un luogo ancora top secret, Felice sta già scrivendo il suo prossimo capitolo. Sempre con il cibo al centro, con la stessa passione e con il sostegno di chi ha sempre creduto in lui: sua moglie Maria Rosaria, le figlie Mariangela, Annalisa e Francesca, una famiglia che è stata spalla e motore in ogni sfida. Nel piatto ideale di Felice c’è l’identità di un ristoratore che ha saputo innovare senza dimenticare la tradizione: agnolotti con porcini e frutti di mare, filetto di maialino alla crema di zucca, tiramisù e un calice di Aglianico o Taurasi. Il gusto di chi ha vissuto con amore ogni singolo morso. Luci basse, porte chiuse. Ma in quell’insegna che svanisce c’è ancora tanta vita. “Calipso” non muore: cambia pelle. E tornerà. La passione non chiude mai.
Cicciano, cucina, cuore e coraggio di ricominciare: l’ultima notte del “Calipso”






