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Maxi truffa del gioco d’azzardo, 9 arresti: Casalesi gestivano 14 siti illegali

CASERTA (rgl) – Un’imponente macchina per fare soldi, ben oliata e attiva su due fronti: da un lato il mondo delle scommesse online clandestine, dall’altro una rete parallela di videopoker e slot machine non autorizzate. È il bilancio di un’operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, che ha portato all’emissione di nove misure cautelari nei confronti di affiliati al clan dei Casalesi, fazione Russo-Schiavone. A capo dell’organizzazione c’era Raffaele Letizia, detto “Lello”, 56 anni, ritenuto elemento apicale della consorteria mafiosa e uomo di fiducia di Giuseppe Russo, detto “Peppe ‘o padrino”, attualmente detenuto al 41-bis. Letizia, nonostante fosse sotto sorveglianza speciale ad Anzio (Roma), stava tentando un rientro trionfale negli affari illeciti del clan, gestendo un business milionario del gioco d’azzardo. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno svelato una doppia rete: 5 milioni di euro generati in tre anni da giocate su 14 siti web illegali, e altri 4 milioni tramite videopoker e slot non autorizzati. Solo in tre mesi, grazie a un’intercettazione telematica passiva, sono state individuate 13.000 giocate clandestine. La “filiera” del gioco prevedeva un guadagno netto per il clan: ai gestori delle agenzie andava solo il 2% del volume d’affari, mentre il grosso – detratte le vincite – finiva direttamente nelle casse del gruppo criminale. Le origini dell’inchiesta affondano nelle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, alcuni dei quali ex affiliati di spicco dei Casalesi. Tra gli elementi che hanno insospettito i finanzieri anche il tenore di vita della famiglia Letizia, del tutto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. In particolare, la moglie – percettrice del Reddito di cittadinanza – risultava aver effettuato un costoso intervento di chirurgia estetica in una rinomata clinica dei Parioli, a Roma, oltre a frequentare saloni di bellezza di lusso abitualmente visitati da celebrità e personaggi del jet-set. Il quadro delineato dalle indagini conferma la straordinaria capacità delle organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei circuiti economici, approfittando della digitalizzazione e della diffusione incontrollata del gioco online, spesso con la compiacenza o l’ingenuità di cittadini e operatori economici.

 

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