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Boscotrecase avanza, Nola resta indietro: Medicina Generale tra efficienza e ritardi

NOLA (nl) – Un nuovo reparto che nasce, personale che arriva in tempi rapidi, spazi già pronti e risorse dedicate. A pochi chilometri di distanza, invece, un’altra struttura ospedaliera di riferimento per un vasto bacino di utenza resta senza una sede stabile per la propria Unità di Medicina Generale, senza personale infermieristico assegnato e con medici precari ancora in attesa di regolarizzazione. È la fotografia che emerge confrontando quanto sta accadendo all’ospedale di Boscotrecase e a quello di Nola, due realtà cardine dell’area vesuviana, entrambi gestiti dall’Asl Na 3 Sud. Secondo quanto trapelato, presso il plesso ospedaliero di Boscotrecase è in fase di attivazione una nuova Divisione di Medicina Generale, affidata a un facente funzione di recente nomina. Per alimentare il reparto, sono stati banditi concorsi per dirigenti medici, sono state assegnate nuove unità professionali e, tramite mobilità interna, sarebbero in arrivo infermieri e operatori socio-sanitari. Non solo: sono già stati individuati locali e strutture specifiche per accogliere la nascente unità operativa complessa. Scenario ben diverso, invece, per l’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola. Nonostante dal 1° agosto 2024 sia stato formalmente contrattualizzato un direttore (Carmine Dalia, nda) per l’Unità di Medicina Generale, ad oggi non è stato ancora definito uno spazio adeguato per collocare la struttura. Si tratta di un presidio provinciale che serve un bacino d’utenza vastissimo, soprattutto per le patologie croniche, e che dovrebbe avere la priorità tra le specialità di riferimento. Invece, oltre alla carenza di ambienti, la Uoc non dispone di personale infermieristico o oss dedicati. Una mobilità interna, annunciata ormai un anno fa, non è ancora stata portata a compimento, con ripercussioni importanti sull’assistenza ai pazienti, spesso distribuiti in più reparti. A pesare ulteriormente è la mancata immissione in servizio dei dirigenti medici reclutati con il cosiddetto “decreto Calabria”, già destinati formalmente alla stessa Unità. Un ritardo che priva l’ospedale di risorse preziose in grado di alleggerire il carico di lavoro soprattutto sul fronte dell’emergenza-urgenza.

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