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Corruzione, l’Italia sotto “mazzetta”: Campania ancora maglia nera

NAPOLI (nl) – Una mappa dell’illegalità che si allarga, un fiume carsico che scorre sotto la superficie dell’Italia istituzionale. “Libera” accende i riflettori su uno dei fenomeni più insidiosi e pervasivi del Paese: la corruzione sistemica. Il quadro, presentato nella Giornata Internazionale contro la Corruzione lo scorso 8 dicembre, che emerge dal monitoraggio dell’associazione è allarmante: 96 inchieste tra gennaio e dicembre 2025, con il coinvolgimento di 49 procure e 1028 persone indagate, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. A guidare questa triste classifica è ancora una volta la Campania, che si conferma maglia nera nazionale sia per numero di inchieste (18), sia soprattutto per il numero di indagati: 219, più del doppio rispetto alla Calabria, seconda in classifica. Un dato che richiama alla mente un’evidenza drammatica: il Mezzogiorno, con 48 indagini complessive, continua a rappresentare il terreno più fertile per scambi illeciti e reti corruttive.

CAMPANIA, I FRONTI CALDI: SANITA’, APPALTI E POLITICA – Nel dettaglio regionale, il 2025 ha registrato in Campania un’escalation di inchieste che toccano diversi settori strategici: sanità pubblica, con indagini legate a presunti favoritismi nelle forniture e nell’assegnazione di incarichi; appalti per opere pubbliche e servizi ambientali, in particolare nella gestione dei rifiuti e nelle manutenzioni urbane; corruzione elettorale e voto di scambio politico-mafioso, specialmente nei contesti ad alta infiltrazione criminale tra Napoli e Caserta; concorsi truccati in enti locali e università e licenze edilizie e autorizzazioni commerciali rilasciate in cambio di denaro o favori. Tra gli episodi più gravi segnalati dalla stampa locale ed esaminati da “Libera” figurano anche legami diretti con clan storici del territorio, che continuano a ricoprire ruoli di garanzia e mediazione all’interno delle reti corruttive. Significativo il dato relativo agli amministratori locali: sono 13 i politici campani indagati, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali. Una cifra che rappresenta una delle percentuali più alte a livello nazionale e che evidenzia, nota l’associazione, “una pericolosa normalizzazione della corruzione come strumento ordinario di gestione del potere”.

LA CORRUZIONE CAMBIA VOLTO – Le inchieste fotografano un fenomeno che non si limita più ai classici “scambi in busta”, ma che assume forme sempre più sofisticate: Intermediazioni opache, influenze politiche trasversali, procedure amministrative cucite su misura E pressioni mafiose come metodo di controllo dei territori. Una corruzione che, secondo “Libera”, “non è un’anomalia episodica, ma un vero sistema parallelo, capace di modellare regole, decisioni pubbliche e perfino percezioni collettive”. La nota più preoccupante del dossier riguarda la percezione sociale: “La corruzione – denuncia l’associazione – sta diventando un fenomeno accettato, quasi fisiologico”. Un atteggiamento che genera rassegnazione e alimenta un circolo vizioso in cui a vincere, spesso, sono “i peggiori”.

LE PROPOSTE DI “LIBERA” – Per invertire la rotta Libera rilancia una serie di proposte concrete: regolamentazione stringente del conflitto di interessi; norme chiare e trasparenti sull’attività di lobbying; controlli rafforzati sui finanziamenti alle fondazioni politiche; più formazione sull’etica pubblica nelle università e negli ordini professionali; rilancio dell’accesso civico come strumento di monitoraggio diffuso E tutela reale per chi segnala illeciti, nel settore pubblico e privato. Un’agenda di interventi che la piattaforma nazionale “Fame di verità e giustizia”, promossa da “Libera” e da decine di realtà civiche, sta portando in tutta Italia per ricostruire un patto tra istituzioni e cittadini.

L’ALLARME CAMPANIA – In Campania, dove — secondo il dossier — la corruzione si intreccia pericolosamente con dinamiche criminali strutturate, il rischio è ancora più alto: la corruzione non sottrae solo risorse, ma compromette lo sviluppo sociale, il funzionamento dei servizi pubblici e la fiducia nelle istituzioni. Per questo Libera lancia un appello forte: “Il primo passo per combattere il fenomeno è riconoscerne la pervasività. La Campania non è condannata, ma deve scegliere da che parte stare”.

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