sabato, Maggio 9, 2026
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Due euro e 70 l’ora: smantellata la fabbrica dello sfruttamento nei campi tra Napoli e Caserta

NAPOLI – CASERTA (rgl) –  All’alba tra i filari, due euro e settanta l’ora per sopravvivere. È lo scenario che i carabinieri si sono trovati davanti nelle campagne tra Napoli e Caserta, dove il lavoro nei campi non aveva pause, diritti, né dignità. Dieci, quattordici ore al giorno sotto il sole o sotto la pioggia, senza riposo, senza malattia, con la possibilità di mangiare solo se il raccolto era stato completato. È qui che si è consumato un sistema di sfruttamento durissimo, che oggi la Procura di Napoli Nord definisce senza esitazioni per quello che è: caporalato. Coordinati dalla magistratura, i carabinieri hanno eseguito misure cautelari ai domiciliari per un imprenditore agricolo e per la moglie, mentre altri due indagati di origine indiana — entrambi irreperibili — sono destinatari di provvedimenti restrittivi e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. A vario titolo, le accuse contestate parlano di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro pluriaggravato e violenza o minaccia per costringere a commettere reati. Durante le perquisizioni è emerso un ulteriore elemento inquietante: quasi 550mila euro in contanti nascosti nel magazzino dell’imprenditore. Sequestrati anche quattro furgoni utilizzati per trasportare i braccianti: mezzi fatiscenti, sovraccarichi, senza sicurezza e senza alcuna tutela per chi vi veniva stipato “come animali”, come riferiscono gli investigatori. Dalle attività d’indagine è emerso che il gruppo avrebbe reclutato tra i 40 e gli 80 lavoratori, tutti di origine indiana e in condizioni di irregolarità sul territorio nazionale. Venivano caricati all’alba, trasportati nei fondi agricoli tra le due province e sorvegliati costantemente per evitare pause o rallentamenti. Chi non raggiungeva la quota giornaliera viveva sotto il ricatto di non ricevere il pagamento o di essere escluso dalle giornate successive. E lavoravano sempre: sotto il sole, con temperature torride, sotto la pioggia e persino quando venivano sparsi i pesticidi. Il racconto dei militari e della Procura delinea una filiera disumana: niente contratti, niente sicurezza, niente pause. Solo la paura di perdere un posto di lavoro pagato due euro e 70 centesimi l’ora e la speranza, per molti, di mandare comunque a casa qualche euro pur in condizioni al limite della sopravvivenza.

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