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Premio Lea Garofalo 2025: il brigadiere ciccianese Passariello “Testimone del nostro tempo”

CREMONA (Nello Lauro) –  Ci sono storie che ricordano perché la parola “Stato” pesa, vive e a volte salva. Storie fatte di scelte quotidiane, di coraggio silenzioso e di un impegno che non cerca riconoscimenti ma che, quando arriva, illumina un’intera comunità. Tra queste, nell’edizione 2025 del premio nazionale “Lea Garofalo”, spicca quella del brigadiere Pellegrino Passariello, 43enne di Cicciano e oggi in servizio presso la stazione Carabinieri Forestali Parco di Ottaviano. Nella tre giorni di Cremona (24–26 novembre), il suo nome è risuonato come simbolo di legalità in uno dei territori più complessi del Paese: l’area vesuviana. Negli ultimi due anni Passariello ha condotto indagini meticolose e delicate, affrontando con determinazione reati ambientali spesso intrecciati alla criminalità organizzata. 190 persone deferite all’Autorità Giudiziaria, 83 sequestri eseguiti e 415 controlli sul territorio, molti dei quali all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio: numeri che raccontano un lavoro incessante, capillare, capace di incidere profondamente su un ecosistema fragile e troppo spesso violato. La motivazione del riconoscimento, letta tra gli applausi del pubblico cremonese, sintetizza così il suo impegno: “Per lo spiccato impegno, la dedizione e l’eccezionale professionalità dimostrati nel contrasto agli illeciti ambientali in un territorio notoriamente segnato da un alto indice di criminalità organizzata. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025, ha condotto personalmente numerose indagini che hanno portato a risultati operativi di straordinario rilievo: 190 persone deferite all’Autorità Giudiziaria, 83 sequestri eseguiti e 415 controlli sul territorio – molti dei quali effettuati all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Per l’elevato senso del dovere e l’integrità morale con cui ha servito lo Stato e difeso il bene comune, il brigadiere Pellegrino Passariello riceve il titolo di Testimone del nostro tempo, come simbolo di una divisa che protegge, indaga e difende la vita, la terra e la legalità”. Passariello ha voluto ricordare la natura collettiva di quel lavoro: “Con la nostra opera silenziosa cerchiamo di difendere la bellezza del nostro territorio e la natura che ci circonda. Vorremmo una cultura ambientale che possa, con il tempo e l’impegno di tutti, far calare questi numeri di reati ancora troppo alti. Il nostro compito è essere presenti, per prevenire e consigliare”

UN PREMIO CHE RACCONTA L’ITALIA CHE RESISTE – Accanto al brigadiere ciccianese, il Premio Lea Garofalo 2025 ha celebrato donne e uomini che hanno trasformato la propria quotidianità in un atto di impegno civile. A partire da Michelangela Barba, presidente dell’associazione Ebano Onlus, in prima linea contro la tratta sessuale e le violenze sulle donne. Riconoscimenti anche per Marco Omizzolo, sociologo e punto di riferimento nella lotta al caporalato; per Giancarlo Costabile, ricercatore e promotore della “Pedagogia dell’Antimafia”; e per la maresciallo Corrada Pomillo, che ha guidato un’indagine capace di smantellare una rete di narcotraffico dal valore superiore al milione di euro. Riconoscimenti anche per Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta di Report, per aver illuminato zone d’ombra del potere; Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, premiato per il suo costante richiamo alla responsabilità sociale; e Mauro Esposito, testimone di giustizia che ha scelto lo Stato contro la ’ndrangheta, pagando un prezzo personale altissimo.

LA MEMORIA COME TESTIMONIANZA – Ampio spazio è stato dedicato alle menzioni speciali, destinate a figure che hanno fatto della memoria civile un pilastro della propria vita. Premiate Silvia e Claudia Pinelli, custodi della verità negata sulla morte del padre Giuseppe “Pino” Pinelli; Pasquale Chirichella, dell’associazione Joe Petrosino; l’avvocato Elia Minari, tra i primi a denunciare la ’ndrangheta al Nord; Francesco Zanardi, voce delle vittime di pedofilia ecclesiastica; l’attivista Vincenzo Infantino, impegnato nelle missioni umanitarie e nella tutela della memoria delle vittime delle mafie. Un riconoscimento alla memoria è stato riservato al partigiano Mario Coppetti, testimone limpido della Resistenza italiana. E un premio speciale è andato a Marisa Garofalo, sorella di Lea, instancabile custode della verità e del suo sacrificio.

CHI ERA LEA GAROFALO – Il premio che porta il suo nome non è un semplice tributo. Lea Garofalo, cresciuta in una famiglia ’ndranghetista, decise di testimoniare contro la criminalità organizzata, scegliendo la libertà contro l’omertà. Fu sequestrata, torturata e uccisa nel 2009. Da allora il suo nome è diventato un faro morale della lotta civile in Italia, simbolo della possibilità – e del dovere – di opporsi al male.

C’E’ UN ITALIA CHE CREDE NELLA GIUSTIZIA – La storia di Pellegrino Passariello, ragazzo di Cicciano diventato punto di riferimento nella tutela ambientale del Vesuvio, si intreccia perfettamente con l’anima del premio: l’idea che la legalità sia fatta di persone, scelte e sacrifici. Per tre giorni, Cremona ha mostrato il volto dell’Italia che resiste: quella che non arretra davanti alle mafie, all’ingiustizia, alla violenza. Un’Italia che ogni giorno, spesso senza clamori, difende la verità, la terra, le persone. Un’Italia che, come Lea Garofalo, sceglie da che parte stare.

 

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