martedì, Maggio 12, 2026
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Gasolio più caro della benzina: scatta la protesta del mondo agricolo

ROMA (rgl) – Il pieno non è più una scelta di convenienza, ma una questione di conti che non tornano. Con l’inizio del 2026, il mercato dei carburanti registra un sorpasso storico: il diesel è diventato più caro della benzina, una svolta che pesa soprattutto su agricoltori, trasportatori e cittadini delle aree interne. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), aggiornati al 7 gennaio 2026, la benzina continua a scendere mentre il gasolio sale. La benzina self-service è attestata a 1,65 euro al litro, quella servita a 1,79 euro. Il diesel, invece, ha raggiunto 1,67 euro al litro in modalità self-service e 1,80 euro al litro al servito, superando di fatto la benzina e rendendosi sempre meno competitivo. Nei primi giorni di gennaio il trend appare chiaro: benzina in calo, gasolio in aumento. Gli analisti evidenziano come la benzina abbia toccato i minimi degli ultimi tre anni, mentre il diesel resta stabilmente più caro, con una differenza che si aggira intorno ai due centesimi al litro. Un ribaltamento che segna la fine di un equilibrio durato decenni. Alla base del sorpasso c’è il riallineamento delle accise, introdotto con l’ultima legge di Bilancio e già previsto dal Pnrr per ragioni ambientali e di bilancio. In passato il gasolio beneficiava di una tassazione più favorevole, spingendo milioni di automobilisti – e in particolare il mondo agricolo – a scegliere questo carburante nonostante il maggiore impatto ambientale. La riforma, sostenuta anche dall’Unione europea, punta ora a ridurre i cosiddetti Sussidi ambientalmente dannosi (Sad). Il nuovo meccanismo prevede una compensazione diretta: riduzione di 4,05 centesimi al litro sull’accisa della benzina e aumento della stessa cifra sul diesel. Il risultato è un’aliquota identica per entrambi i carburanti, pari a 67,26 centesimi al litro. Un dato che rende l’Italia un caso quasi unico in Europa per il gasolio, mentre per la benzina il nostro Paese si colloca all’ottavo posto tra quelli con il carico fiscale più elevato. La decisione di accelerare l’applicazione della riforma – inizialmente prevista in modo graduale su cinque anni – è stata dettata dall’esigenza di garantire le coperture della legge di Bilancio 2026. Le stime parlano di circa 600 milioni di euro di entrate nel solo 2026 e di 3 miliardi complessivi nel quadriennio 2026-2029. Ma il conto rischia di ricadere su imprese e famiglie. A lanciare l’allarme è l’Unsic, Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori. “I maggiori costi porteranno all’aumento dei prezzi e i rincari colpiranno anche i tanti cittadini che usano i mezzi diesel”, avverte Carlo Franzisi dell’Unsic. “L’aumento delle accise sul gasolio rischia di avere ripercussioni particolarmente negative soprattutto per le aree interne e montane, con effetti sulla filiera agroalimentare e sul potere d’acquisto delle famiglie”. “Nelle zone rurali e montane – prosegue Franzisi – molti cittadini hanno scelto di vivere per una questione di risparmio economico. Il gasolio è un bene primario per il trasporto e per la produzione: il suo aumento comporta rincari a catena sulla produzione alimentare e sui beni essenziali. In sostanza siamo fortemente penalizzati”. Secondo l’Unsic, il problema è ancora più grave nel Mezzogiorno, dove il trasporto pubblico è carente e i cittadini sono spesso costretti a lunghi spostamenti quotidiani. “Sarebbe opportuno un intervento pubblico per calmierare questi disagi”, conclude Franzisi, mentre la protesta del mondo agricolo si fa sempre più pressante.

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