CICCIANO (Nello Lauro) – “I nostri figli non hanno mangiato”. È questa frase, rimbalzata dalle chat dei genitori fino a una Pec ufficiale al Comune, ad aver fatto esplodere il caso mensa a Cicciano. Un servizio che è sotto accusa per cibo “non idoneo”, menù cambiati senza autorizzazione, porzioni non conformi e una gestione che, secondo le famiglie, mette a rischio il benessere degli alunni. A Cicciano la mensa scolastica non è più solo un servizio in difficoltà: è diventata un caso politico e sociale. Un cortocircuito tra comunicati istituzionali, ispezioni formali e una realtà quotidiana che, secondo i genitori, racconta tutt’altra storia: bambini rimasti digiuni, piatti rifiutati, ritardi cronici e perfino lische nel pesce. Tutto emerge in maniera ufficiale dopo giorni di polemiche social con forza dalla Pec inviata il 21 gennaio al Comune di Cicciano dalla Commissione Mensa, dopo verifiche dirette nei plessi Rodari e Pontillo – con criticità analoghe riscontrate anche al Basile – e confermate dal personale docente.
CIBO NON IDONEO E MENU CAMBIATO – Nel documento si entra nel merito delle non conformità. Il secondo piatto previsto dal menù – polpette – è stato sostituito con hamburger al sugo. Ma non una semplice variazione tecnica: il prodotto è stato giudicato non idoneo al consumo. “Consistenza estremamente coriacea, difficilmente masticabile, profilo olfattivo e gustativo non corrispondente agli standard di freschezza, con note percepite come eccessivamente acide”. Dopo l’assaggio da parte del personale docente e delle referenti mensa, la somministrazione è stata immediatamente sospesa per ragioni cautelative. Anche il personale addetto al trasporto ha potuto constatare l’inadeguatezza della pietanza. Criticità anche sul primo piatto e sul contorno: “la pasta risultata carente di cottura, collosa e tenace; la crema di broccoletti eccessivamente diluita e priva di sapidità; la zucca a cubetti giudicata anomala per consistenza e sapore”.
BAMBINI A DIGIUNO – L’esito è stato netto: “Le criticità hanno reso il pasto complessivamente non appetibile, determinando il quasi totale rifiuto del cibo da parte della popolazione scolastica, rimasta di fatto digiuna”. Una frase che pesa come un macigno.
IL PUNTO DI COTTURA LONTANO – A rendere ancora più delicata la situazione è un ulteriore elemento denunciato dalle famiglie: il punto di cottura è a circa 30 minuti di distanza dai plessi scolastici ciccianesi. Una distanza che, secondo i genitori, incide pesantemente su: qualità organolettica dei pasti, tempi di distribuzione, sicurezza alimentare e rispetto delle temperature di servizio. Un dettaglio, non da poco, sottovalutato quando è stato strutturato il bando.
LA POSIZIONE DEL COMUNE – Dopo le segnalazioni, il sindaco Giuseppe Caccavale ha convocato un incontro urgente con scuola e ditta appaltatrice. Nella comunicazione si parla di: ritardi nella consegna, porzioni non conformi, variazioni di menù non comunicate, presunte alterazioni delle proprietà organolettiche e presenza di lische in alcuni filetti di pesce. La ditta, dal canto suo, ha fatto riferimento ad un controllo dei Nas del 16 gennaio presso il refettorio del plesso Basile, che non avrebbe rilevato irregolarità. L’amministrazione ha “intimato” il rispetto del capitolato d’appalto, delle tabelle nutrizionali vidimate dal Sian e l’obbligo di comunicazione preventiva per ogni variazione di menù.
LA FURIA DEI GENITORI – Ma la risposta delle famiglie è durissima. “L’ispezione dei Nas non è una patente di qualità. Un controllo igienico-sanitario formale non giustifica né i ritardi cronici, né le porzioni insufficienti, né tantomeno la presenza di lische nel pesce, che rappresenta un pericolo concreto per i bambini”. Nel mirino anche il linguaggio usato dal Comune: “Definire ‘presunte’ le criticità quando i bambini rifiutano il cibo per l’aspetto o l’odore è offensivo nei confronti delle famiglie che pagano il servizio”. E ancora: “Le tabelle nutrizionali vidimate dal Sian non sono suggerimenti: sono obblighi contrattuali”. Secondo i genitori, l’amministrazione avrebbe dovuto fare di più: “Di fronte a variazioni del menù non autorizzate e rischi per la sicurezza, ci aspettavamo sanzioni esemplari o la messa in mora della ditta, non solo un’intimazione”. E c’è chi parla apertamente di responsabilità politiche: “La sicurezza e il benessere dei nostri figli dovrebbero essere garantiti quotidianamente, non solo dopo segnalazioni urgenti via Pec”. Intanto la protesta monta. Sui social e nei gruppi WhatsApp delle classi il clima è incandescente: “È vergognoso e inaccettabile”. “Boicottiamo la mensa: smettiamo di pagare”. “Molti bambini sono già stati ritirati dal servizio”. C’è chi minaccia di non iscrivere i figli al tempo pieno: “Con le iscrizioni in corso, chi si prende la responsabilità?”. E chi chiama in causa anche la dirigenza scolastica: “E la preside che fa? Perché nessuno parla apertamente?”. La richiesta finale è una sola: “L’Amministrazione deve agire come garante della salute degli alunni, non come mediatrice con la ditta. Se questi episodi si ripeteranno anche una sola volta, va valutata seriamente la rescissione del contratto”. Una storia per niente chiusa.






