ACERRA (rgl) – Non rassicura e impone scelte politiche rapide e coraggiose la prima relazione dell’Osservatorio regionale sul termovalorizzatore di Acerra, pubblicata nei giorni scorsi. Un documento atteso, frutto del lavoro congiunto di Regione Campania, Arpac, Asl, dei comuni di Acerra e San Felice a Cancello e delle associazioni Verdi Ambiente e Società, L’Altritalia Ambiente e Legambiente Campania, che fotografa un quadro fatto di criticità già note e confermate. “I dati raccolti non risultano rassicuranti e impongono scelte politiche tempestive e coraggiose, soprattutto in relazione al ruolo dell’incenerimento nella gestione dei rifiuti” sottolinea Legambiente Campania, evidenziando come la relazione ribadisca un principio chiave: “L’incenerimento, anche quando l’impianto opera in condizioni ottimali, comporta l’emissione in atmosfera di quantità significative di inquinanti e deve quindi restare una pratica residuale, così come previsto dalla normativa europea e nazionale”. Il nodo centrale resta la raccolta differenziata. La Campania, infatti, è ancora lontana dall’obiettivo minimo del 65%, e numerosi grandi comuni continuano a restare sotto la soglia prevista. Tra questi figurano, a partire da Napoli, realtà come Torre del Greco, Afragola, Marano, Ercolano, Castellammare di Stabia, Casoria, San Giorgio a Cremano, Casalnuovo, Nocera Inferiore, Aversa, Torre Annunziata, Portici, Caserta, Quarto, Giugliano e Scafati. Secondo i dati dell’Osservatorio regionale dei rifiuti, nel 2024 sono 210 i comuni che non raggiungono il 65% di raccolta differenziata, di cui 33 addirittura sotto il 45%, mentre 179 si collocano nella fascia tra il 55 e il 64,9%, definiti “non ancora ricicloni”.
“Siamo soddisfatti che le nostre proposte siano state accolte nella relazione – dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – ora auspichiamo che questo documento diventi un punto di riferimento per l’azione politica regionale e consenta finalmente di restituire ai cittadini una fotografia chiara, trasparente e accessibile del contesto ambientale e sanitario dell’area”. Per l’associazione ambientalista, la strada è tracciata: “Per ridurre il ricorso all’incenerimento occorre rafforzare in modo deciso la raccolta differenziata, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo”. Da qui l’appello alle nuove istituzioni regionali: «Rivolgiamo un appello al neopresidente della Regione, Roberto Fico, e all’assessora all’Ambiente, Claudia Pecoraro: serve un Piano regionale dedicato ai Comuni “non ancora ricicloni” per colmare rapidamente questo divario». Secondo Imparato, “è necessaria una regia forte e una task force operativa capace di accompagnare le amministrazioni locali e sostenere i cittadini. Solo superando stabilmente il 65% di raccolta differenziata si potrà ridurre la produzione complessiva dei rifiuti e, di conseguenza, quella destinata all’inceneritore”.
La relazione affronta infine un altro nodo cruciale: quello delle emissioni. L’attuale normativa fissa limiti emissivi in termini relativi, senza tenere conto della portata complessiva dei gas e delle specificità ambientali e geomorfologiche del territorio acerrano, dove la dispersione degli inquinanti non è garantita. Non a caso, l’Inventario Regionale delle Emissioni 2021 colloca Acerra tra i primi comuni campani per emissioni di metalli pesanti come cadmio, mercurio e arsenico. Da qui la richiesta di interventi concreti: riduzione dei rifiuti inceneriti, miglioramento dei monitoraggi, aggiornamento degli studi sulla dispersione degli inquinanti, piena trasparenza dei dati ambientali e potenziamento degli screening sanitari, affinché la tutela della salute diventi un obiettivo prioritario e condiviso.






