SANT’ANTIMO (rgl) – Un’alleanza per spartirsi il territorio, una cassa comune per dividere i proventi illeciti e la forza delle armi per imporre il silenzio. È lo scenario delineato dall’inchiesta che ha portato all’arresto di 14 persone ritenute legate a tre clan attivi nell’area a nord di Napoli. I carabinieri del nucleo Investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Anna Tirone, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: 13 persone sono finite in carcere, una agli arresti domiciliari. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsioni e tentate estorsioni, detenzione e porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare i clan di appartenenza. Al centro dell’indagine la perdurante operatività dei clan Clan Puca, Clan Verde e Clan Ranucci, attivi nei territori di Sant’Antimo, Sant’Arpino, Casandrino e Grumo Nevano. Le indagini avrebbero ricostruito strutture gerarchiche, capi e reggenti, oltre a un patto di alleanza tra i gruppi criminali, con suddivisione delle zone di influenza e condivisione dei profitti illeciti. Il controllo del territorio sarebbe stato garantito anche dalla disponibilità di numerose armi, elemento che rafforzava la capacità intimidatoria dei sodalizi. Diversi gli episodi estorsivi documentati ai danni di imprenditori e commercianti. Tra le vittime figurerebbe anche l’entourage del cantante Gigi Finizio: secondo quanto emerge da un’intercettazione agli atti, il 21 aprile 2023 sarebbe stato imposto un pizzo da 5mila euro per consentire all’artista di esibirsi a Sant’Antimo. Un passaggio che evidenzia come le pressioni camorristiche potessero estendersi anche al mondo degli eventi e dello spettacolo.






