CASAMARCIANO (rgl) – Un appello firmato da centinaia di cittadini riporta al centro del dibattito ambientale la gestione della cava calcarea di Olivella. Sono 439 i residenti tra Tufino, Casamarciano, Comiziano e Visciano che hanno sottoscritto una petizione indirizzata alla Regione Campania per chiedere interventi urgenti a tutela dell’ambiente, della salute pubblica e del territorio. La richiesta è stata inviata al presidente della Giunta regionale Roberto Fico, all’assessore alle Attività Produttive Fulvio Bonavitacola, all’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro e all’assessore alla Sanità Roberto Fico, con l’obiettivo di ottenere un’azione istituzionale concreta sulla gestione della cava calcarea situata in località Olivella, nel territorio di Casamarciano. Nel documento i cittadini chiedono alle istituzioni di intervenire per garantire il rispetto delle norme del Piano Regionale delle Attività Estrattive. Nella petizione si legge: “I sottoscritti cittadini rivolgono un accorato appello affinché si vogliano concertare interventi volti a ricondurre la coltivazione della cava calcarea ubicata in località Olivella al rispetto delle norme contenute nel Piano Regionale delle Attività Estrattive”. Secondo i firmatari, la cava sarebbe stata sfruttata per decenni con modalità ritenute non conformi alla normativa. Nel testo si denuncia di un utilizzo intensivo che avrebbe provocato “uno sventramento del complesso collinare” tra Olivella e l’area di Paenzano. Nel mirino dei cittadini ci sarebbe in particolare il mancato rispetto di diversi articoli del Prae, tra cui quelli relativi alle tipologie di coltivazione, alla riduzione dell’impatto acustico e atmosferico, alla geometria delle scarpate e ai criteri di ricomposizione ambientale. La petizione sottolinea come l’area estrattiva, allo stato attuale, non presenterebbe caratteristiche morfologiche idonee a ridurre l’impatto visivo ed ecologico né segnali concreti di recupero ambientale. Grande preoccupazione viene espressa anche sul fronte sanitario. Nel documento si evidenzia che “da quella cava, quotidianamente, vengono sprigionate notevoli quantità di polveri che incidono sui rischi sanitari per gli abitanti della frazione Schiava”, con riferimento a patologie dell’apparato respiratorio segnalate tra i residenti. I cittadini richiamano inoltre studi e monitoraggi ambientali effettuati nei primi anni Duemila da Arpac e Sogin, nei quali erano state rilevate concentrazioni significative di polveri sottili. Tra i passaggi citati nella petizione compare anche la raccomandazione tecnica secondo cui “avendo misurato elevati livelli di polverosità in prossimità della cava, sarebbe utile stabilire l’area d’influenza della stessa con ulteriori misure”, sottolineando la necessità di analisi chimiche approfondite e studi epidemiologici sulla popolazione residente. Nel testo si evidenzia come molte delle indicazioni contenute nei rapporti tecnici non avrebbero avuto seguito e come, a distanza di oltre venti anni, la situazione non sarebbe cambiata. I firmatari parlano di una “coltivazione anarchica” che avrebbe comportato un impatto ambientale e paesaggistico rilevante, oltre a possibili ricadute sull’inquinamento atmosferico e acustico. Nella parte conclusiva, la petizione chiede un intervento deciso delle istituzioni regionali, fino alla valutazione dell’eventuale cessazione delle attività estrattive. I cittadini scrivono infatti di essere “fiduciosi nell’accogliere questo appello valutando anche se sia necessario mettere fine allo sfruttamento di quella cava”, restando in attesa di un riscontro ufficiale.
Casamarciano, 439 cittadini firmano petizione per cava Olivella: “Interventi urgenti per ambiente e salute”






