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Memoria, narrazione e testimonianza: a Cicciano il liceo “Medi” costruisce coscienza

CICCIANO (nela) – Ci sono ricorrenze che si limitano a segnare il tempo e altre che interrogano le coscienze. Il 27 gennaio appartiene a queste ultime. Non è soltanto una data, ma un passaggio simbolico che chiede di essere attraversato con consapevolezza, responsabilità e capacità di ascolto. È con questo spirito che il liceo “Enrico Medi” di Cicciano ha scelto di vivere la Giornata della Memoria 2026, trasformandola in un’esperienza di riflessione collettiva attraverso l’incontro “Memoria, Narrazione e Testimonianza”, ospitato presso il teatro “Nadur”. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento storico-filosofico, ha puntato non solo alla trasmissione delle conoscenze storiche sulla Shoah, ma soprattutto alla costruzione di un percorso educativo capace di mettere in dialogo passato e presente, formando giovani consapevoli e pronti a riconoscere i segnali dell’odio e dell’indifferenza nella società contemporanea. Ad aprire la giornata è stata la dirigente scolastica, Anna Iossa, che ha richiamato il valore della Memoria come responsabilità collettiva e impegno educativo quotidiano. La scuola, ha sottolineato, non può limitarsi a conservare il ricordo, ma deve insegnare a comprendere, a riconoscere le derive dell’odio e a difendere la dignità umana anche quando ciò richiede coraggio. Il cuore dell’incontro è stato rappresentato dagli interventi delle ospiti: Maria Teresa Iervolino, docente, traduttrice, scrittrice e attivista, e Rosanna Morabito, docente di lingua e letterature serba e croata all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Le relazioni hanno posto al centro il valore della testimonianza e il peso etico della parola, evidenziando come la narrazione possa diventare strumento di resistenza culturale e di verità storica. Particolare attenzione è stata dedicata all’opera dello scrittore Ivan Klíma, proposta come chiave di lettura del Novecento europeo, capace di raccontare la tragedia storica senza retorica, ma con una lucidità capace di interrogare il presente. Un pensiero che ha accompagnato l’intera giornata: la memoria non è rifugio nel passato, ma responsabilità verso ciò che potrebbe accadere di nuovo. Le ospiti hanno espresso apprezzamento per la maturità critica dimostrata dagli studenti, capaci di confrontarsi con le pagine più drammatiche della storia senza sottrarsi al peso delle responsabilità che il Novecento continua a consegnare alle nuove generazioni. Un messaggio chiaro: educare non significa proteggere dalla complessità, ma insegnare ad affrontarla. Tra i momenti più intensi, la testimonianza di due studentesse che hanno visitato il campo di sterminio di Auschwitz. Il loro racconto, essenziale e privo di enfasi, ha restituito la forza dei luoghi e il valore della memoria quando diventa esperienza vissuta, capace di trasformarsi in consapevolezza concreta. Ampio spazio è stato dedicato al lavoro degli studenti, guidati dai docenti del Dipartimento storico-filosofico, con il contributo delle attività espressive curate dalle professoresse Rosanna Ardolino e Annalisa Napolitano e con il supporto creativo degli alunni del liceo artistico. Il percorso si è sviluppato attraverso letteratura, storia, arte e teatro: dalla lettura del romanzo Miriam. Il primo amore di Klíma, interpretato come racconto di formazione segnato dalla guerra, alla ricostruzione storica del ghetto-campo di Terezín e della sua funzione propagandistica, fino alla rappresentazione teatrale ispirata al racconto Benjamin, centrata sul valore dell’amicizia come spazio di resistenza umana. Particolarmente significativa l’attività simbolica “La farfalla”, ispirata alla poesia di Pavel Friedmann. Le farfalle colorate applicate su una sagoma umana vuota hanno rappresentato il passaggio dall’assenza di pensiero alla costruzione condivisa di significato, trasformando la memoria in responsabilità attiva. L’organizzazione complessiva dell’incontro è stata curata dalla docente Rosanna Ardolino, capo dipartimento storico-filosofico, in un lavoro che ha unito rigore didattico, profondità culturale e coinvolgimento emotivo. La Giornata della Memoria, a Cicciano, non si è limitata a ricordare il passato. Ha insegnato a leggere il presente e a vigilare sul futuro. Perché il male non trionfa solo quando agisce, ma anche quando non viene riconosciuto. Perché la scuola, quando sa essere comunità pensante, non trasmette solo conoscenza: costruisce coscienza.

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