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Musica italiana in lutto: addio a Gino Paoli, leggenda della canzone d’autore

GENOVA (rgl) – Se ne va nella notte, in silenzio, come spesso accade ai grandi. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, fa sapere la famiglia in una nota, chiedendo il massimo riserbo. Gino Paoli (foto Ansa) si è spento nella sua casa di Genova, dopo un breve ricovero in una clinica privata. Aveva 91 anni. Con lui scompare una delle figure più profonde, controcorrente e decisive della musica italiana. Autore di capolavori immortali come Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Senza fine e La gatta, Paoli ha segnato un’epoca. Le sue canzoni non erano semplici melodie, ma frammenti di vita, emozioni crude, racconti intimi diventati patrimonio collettivo. Tra i padri della cosiddetta “Scuola Genovese”, insieme a figure come Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi, ha contribuito a rivoluzionare la musica italiana, ispirandosi ai grandi chansonniers francesi. Nato a Monfalcone, in Friuli Venezia-Giulia, nel 1934 ma cresciuto a Genova, Paoli incarna la figura dell’artista bohémien degli anni ’50: inquieto, libero, fuori dagli schemi. Il successo arriva a Milano, grazie anche all’incontro con Mina, che incide Il cielo in una stanza, trasformandolo in un classico senza tempo. Poco dopo è Ornella Vanoni a rendere celebre Senza fine, brano che conquista anche il pubblico internazionale. La vita di Paoli è stata segnata da passioni travolgenti e momenti drammatici. La relazione con Stefania Sandrelli, allora giovanissima, e il tentativo di suicidio nel 1963, quando si sparò al petto — con il proiettile rimasto nel corpo per tutta la vita — raccontano la profondità e la fragilità di un uomo fuori dal comune. Dopo un periodo di crisi negli anni ’60 e ’70, tra difficoltà personali e professionali, il ritorno arriva negli anni ’80 con Una lunga storia d’amore, che lo riporta al centro della scena musicale. Negli ultimi anni, Paoli ha continuato a esibirsi accompagnato da grandi musicisti come Danilo Rea, mantenendo intatta la sua cifra stilistica: essenziale, intensa, autentica. Schivo, mai piegato alle logiche dello spettacolo, è rimasto fino alla fine un artista puro, capace di parlare direttamente all’anima. Con la sua scomparsa, l’Italia perde uno dei suoi più grandi narratori in musica. Ma le sue canzoni continueranno a vivere, attraversando generazioni, come solo i veri classici sanno fare.

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