NAPOLI (rgl) – Non è solo una provocazione, ma una fotografia amara della realtà quotidiana: “Sono scesi dal treno”. Così i pendolari delle linee della Circumvesuviana descrivono l’atteggiamento della politica dopo mesi di promesse e riflettori accesi durante la campagna elettorale. Una denuncia netta, affidata a una nota congiunta firmata da Enzo Ciniglio, Salvatore Ferraro, Marcello Fabbrocini e Salvatore Alaia, che raccolgono il malcontento di migliaia di utenti del servizio ferroviario vesuviano. “Mai la politica era stata così vicina alle richieste dei cittadini”, si legge nella nota. Un riferimento diretto ai mesi precedenti alle elezioni regionali, quando il tema della Circumvesuviana era diventato centrale nel dibattito pubblico, tra promesse di riforme radicali, ipotesi di commissariamento e annunci di rivoluzioni nella gestione di Ente Autonomo Volturno. Ma, finita la campagna elettorale, secondo i comitati “poco è cambiato”. Da qui l’accusa: “La politica è scesa dal treno”, una scelta — sottolineano — compiuta “in modo dolce, attenta a non lasciare strascichi”. Nel mirino anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che — sempre nella nota — avrebbe risposto a una richiesta di chiarimenti su appalti e gestione con un secco: “l’argomento non attiene ai profili di competenza…”. Una posizione che i pendolari definiscono difficile da comprendere, soprattutto alla luce dei finanziamenti pubblici, tra cui oltre 20 milioni di euro destinati all’acquisto di nuovi treni. Il punto, però, resta uno: la distanza tra annunci e realtà. I pendolari non chiedono più dichiarazioni o prese di posizione mediatiche, ma “risposte concrete, cronoprogrammi attendibili per la chiusura dei cantieri e la messa in servizio dei nuovi treni, oltre a una nuova organizzazione dell’offerta”. Nella nota emerge anche una critica severa alla gestione del servizio negli ultimi anni: meno corse, stazioni chiuse o senza personale, qualità percepita in calo. Eppure, evidenziano i firmatari, a fronte di questo scenario, l’azienda avrebbe ottenuto un aumento del compenso del contratto di servizio. “L’equazione meno corse, meno servizi, meno qualità, più soldi-scrivono-è difficile da comprendere per chi ogni giorno viene privato dei propri diritti”. Il messaggio finale è chiaro: i pendolari chiedono un cambio di passo reale, non solo nelle parole ma nei fatti. E lanciano un appello affinché le tensioni tra vertici regionali e aziendali non si traducano in ulteriori disagi per chi, ogni giorno, continua a salire-e spesso a restare bloccato-su quei treni.






