ROMA (rgl) – Una valanga di No travolge la riforma della giustizia e riapre il fronte politico nazionale. Il referendum costituzionale si chiude con un verdetto netto: quasi il 54% degli italiani respinge la riforma, mentre il 46% si esprime a favore. La Costituzione resta invariata, ma il risultato segna uno spartiacque politico. L’affluenza sfiora il 59%, con un ritorno significativo alle urne soprattutto da parte dei giovani. Un dato che conferma la forte mobilitazione attorno a una consultazione percepita fin da subito come altamente politica, oltre che tecnica.
UNA SCONFITTA CHE PESA SUL GOVERNO – La bocciatura rappresenta la prima vera battuta d’arresto per la premier Giorgia Meloni, che aveva sostenuto con forza la riforma. Il progetto prevedeva punti centrali come la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati. “È un’occasione persa, ma la sovranità popolare si rispetta”, ha dichiarato la premier, escludendo qualsiasi passo indietro. Una linea condivisa anche dagli alleati, tra cui Antonio Tajani e Matteo Salvini, che invitano a evitare tensioni e a proseguire l’azione di governo.
IL CENTROSINISTRA SI RICOMPATTA – Sul fronte opposto, il risultato viene letto come una vittoria politica. Il cosiddetto “campo largo” si ricompatta e rilancia, aprendo subito il tema della leadership con la proposta di primarie. Dalla segretaria del Pd Elly Schlein al leader del M5S Giuseppe Conte, passando per Matteo Renzi, il messaggio è chiaro: il voto rappresenta un segnale politico forte contro il governo. “C’è già una maggioranza alternativa”, attacca Schlein. Conte parla di “avviso di sfratto”, mentre Renzi arriva a chiedere le dimissioni della premier, evocando il precedente del 2016.
IN CAMPANIA IL “NO” VINCE IN MANIERA NETTA – La Campania e Napoli si aggiudicano – tra le regioni e le grandi città – le vittorie più nette nel fronte del No, rispettivamente con il 65 e il 75 per cento. Risultato che conferma la forza del campo largo, di cui da anni il sindaco Gaetano Manfredi tesse la tela ora anche con il contributo di Roberto Fico, eletto governatore in un’alleanza che ha saputo superare persino le tensioni con l’uscente Vincenzo De Luca. “Un risultato figlio di una mobilitazione che ha attraversato i territori e ha contribuito, insieme al percorso politico che stiamo portando avanti, a costruire nel tempo una consapevolezza civica diffusa”, commenta Fico. Manfredi sottolinea “il carattere politico” del risultato: “Oltre al merito della proposta referendaria i cittadini hanno stigmatizzato il metodo, perché le grandi riforme vanno fatte insieme cominciando dalla legge elettorale”. Al fronte del No, “dobbiamo dire che il centrosinistra resterà unito e avrà un progetto condiviso che metta al centro veramente gli interessi dei cittadini”, insiste Manfredi ribadendo di non avere nessuna intenzione di candidarsi ad eventuali primarie del centrosinistra. La vittoria del No, picco napoletano a parte, tocca nella stessa misura tutti i capoluoghi. A Salerno, Avellino, Caserta e Benevento la riforma della giustizia viene bocciata in modo netto, tra il 61 e il 63 per cento.
ANCHE NEL NOLANO NO A VALANGA – Anche nel Nolano il No ha vinto in tutti i comuni con percentuali quasi sempre oltre il 60% fatta eccezione per il comune di Liveri. A Camposano (il 66.95% contro il 33,05%), a Casamarciano (il 64,24% contro il 35,45), a Cicciano (il 65,25% contro il 34,75%), a Cimitile (il 67,67% contro il 32,33%) a Comiziano (il 70,11% contro il 29,89%), a Liveri (il 57,64 contro il 42,36), a Nola (61,52% contro il 38,48%), Roccarainola (il 67,80% contro il 32,20%), a San Paolo Bel Sito (il 62,27% contro il 37,73%) Saviano (il 63,49% contro il 36,51%), Tufino (il 66,46% contro il 33,54%) e Visciano (il il 67,93% contro il 32,07%).
LA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE – Il voto arriva in un contesto complesso, segnato da tensioni internazionali e da una crisi economica che pesa su famiglie e imprese. Anche per questo, il referendum ha assunto un significato che va oltre il tema della giustizia. Ora il governo guarda avanti, con altre riforme in agenda come il premierato e la legge elettorale, ma dovrà fare i conti con nuovi equilibri interni e con un’opposizione rafforzata. Il risultato del referendum segna così l’inizio di una nuova fase politica: la campagna elettorale, di fatto, è già cominciata.






