NOLA (rgl) – Nel giorno in cui la Chiesa celebra il “sì” più famoso della storia, quello dell’Annunciazione, a Nola risuoneranno altre tre risposte cariche di fede, coraggio e speranza. Oggi, 25 marzo 2026, nella Cattedrale cittadina, tre giovani accoliti diventeranno diaconi, segnando una tappa decisiva nel loro cammino vocazionale. A presiedere la solenne celebrazione, in programma alle 18.30, sarà il vescovo Francesco Marino, che conferirà l’ordinazione diaconale a Carmine Esposito, Francesco Pacia e Italo Prisco. Sarà una giornata di festa per l’intera Chiesa nolana, chiamata a rendere grazie per il dono di tre nuove vocazioni al servizio del popolo di Dio. Un passaggio importante non solo per i tre ordinandi, ma per tutta la comunità del Seminario vescovile diocesano, guidata dal rettore Francesco Iannone.
Tre storie diverse, unite da una stessa chiamata: quella di servire, annunciare e testimoniare. Carmine Esposito, 31 anni, originario di Somma Vesuviana, ha alle spalle un percorso che intreccia fede e cultura: laureato in Lettere moderne all’Università di Salerno e con un Baccalaureato in Sacra Teologia, è attualmente al sesto anno di formazione presso il Pontificio Seminario Campano Interregionale di Napoli. Ha già maturato esperienze pastorali in diverse parrocchie del territorio nolano ed è docente di Religione cattolica. Francesco Pacia, 37 anni, originario di Taurano, unisce alla vocazione una solida formazione accademica: dottore in Letteratura latina medievale, ha studiato alla Pontificia Università Gregoriana e oggi approfondisce la patrologia presso l’Augustinianum. Attualmente svolge il suo servizio pastorale a Roma, nella parrocchia di San Basilio Magno. Italo Prisco, 26 anni, proveniente da Tufino, rappresenta la freschezza di una vocazione giovane ma già radicata. Dopo il Baccalaureato in Teologia, è anch’egli al sesto anno di seminario e presta servizio nella parrocchia San Felice in Pincis di Pomigliano d’Arco.
L’ordinazione diaconale non è un traguardo, ma un inizio. Come ricorda la costituzione conciliare Lumen Gentium, i diaconi ricevono l’imposizione delle mani “non per il sacerdozio, ma per il servizio”. Un servizio che si declina nella liturgia, nella predicazione e soprattutto nella carità: accanto ai più fragili, nelle comunità, nelle periferie esistenziali. Un ministero che richiama l’essenza stessa del Vangelo: farsi ultimi per servire tutti. Nel giorno dell’Annunciazione, mentre si rinnova il ricordo del “fiat” di Maria, anche questi tre giovani scelgono di dire il proprio “sì”. Un sì che non resta personale, ma diventa dono per una comunità intera.






