giovedì, Maggio 21, 2026
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Autismo, il silenzio che unisce: a Marigliano un giardino diventa spazio di incontro

MARIGLIANO (Nello Lauro) – A volte il silenzio dice più di qualsiasi discorso. E per la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, a Marigliano, quel silenzio è diventato terra tra le dita, mani che si sfiorano, un giardino che prende forma senza bisogno di spiegare nulla. Nessuna retorica, nessun palco: solo persone che si incontrano davvero. Nel suggestivo chiostro del convento dei Frati Minori di San Vito, il Rotary Club Marigliano “Adrianea” – guidato dal presidente Antonio Sapio insieme ai soci – ha promosso un’iniziativa semplice e profondamente simbolica: un laboratorio di giardinaggio dedicato ai ragazzi della cooperativa “Amaranta Service”, accompagnati dalla coordinatrice Loredana Ceglia, dalla psicologa Giovanna Capriglione e dagli operatori che ogni giorno camminano accanto a loro. Accanto al Rotary, anche l’associazione “Morelli e Silvati”, rappresentata dal presidente Aniello Orsini, e il Garante per la Disabilità del Comune di Roccarainola, Anna Maria D’Arienzo, che ha portato la sua presenza istituzionale e umana. “Quest’anno scegliamo il silenzio”.  Non per mancanza di parole, ma perché – come hanno ricordato gli organizzatori – spesso le parole restano sospese, non diventano gesto, non diventano spazio. E allora si è scelto un passo diverso: piccolo, concreto, imperfetto. Un “laboratorio” di giardinaggio dove non esiste un “modo giusto” di essere. Dove i tempi non hanno fretta. Dove non serve tradurre ogni emozione. Un luogo in cui i ragazzi hanno potuto semplicemente stare, senza dover rientrare in uno schema. Tra terra, colori e sorrisi, i ragazzi hanno pulito un giardino, disegnato, colorato a mano libera. Qualcuno si è fermato più a lungo su un dettaglio, qualcun altro ha osservato in silenzio, qualcuno ha sorriso senza dire nulla. Gesti semplici, quotidiani, ma autentici. Ed è proprio questa autenticità a renderli preziosi. Al termine della mattinata, a ciascuno di loro è stata donata una pianta di incenso: un piccolo simbolo di cura, qualcosa da far crescere nel tempo, come un impegno silenzioso che continua anche dopo l’evento. “I ragazzi sono rientrati sereni e felici” dicono gli accompagnatori, con quella luce negli occhi che nasce quando ci si sente accolti senza condizioni. Non è un progetto perfetto. Non è una soluzione. È un seme. E a volte è proprio da lì che comincia tutto.

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