NAPOLI (rgl) – Una possibile svolta sul fronte civile, mentre restano aperti tutti gli interrogativi su responsabilità e funzionamento del sistema. Il caso di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo di Nola morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre, entra in una fase delicata tra trattative risarcitorie e approfondimenti istituzionali. “È emersa la reale volontà di riconoscere in via stragiudiziale un risarcimento”. Lo ha dichiarato all’agenzia Ansa l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo, al termine di un incontro tecnico durato circa due ore tenutosi proprio al Monaldi. Al tavolo erano presenti, oltre al legale della famiglia, anche l’avvocato Raffaele Cuccurullo per l’ufficio legale dell’ospedale, consulenti penalisti e civilisti esterni e i medici legali sia della struttura sanitaria sia della famiglia Caliendo. Un confronto approfondito che ha ricostruito l’intera vicenda clinica, dal ricovero del 22 dicembre – giorno precedente all’intervento che rappresentava la speranza di una nuova vita – fino al tragico epilogo e alle decisioni assunte nei giorni successivi. “Ci siamo dati appuntamento per il 4 maggio, data in cui saranno definiti gli importi”, ha aggiunto Petruzzi precisando che a quell’incontro dovranno partecipare anche i medici indagati, come previsto dalle norme. “Siamo fiduciosi – ha proseguito – possiamo dire che già il 4 maggio o, al massimo, l’11 maggio, in un terzo incontro già fissato, l’accordo potrà dirsi raggiunto”, fermo restando il necessario passaggio finale al vaglio della direzione dell’ospedale.
IL DIBATTITO IN CONSIGLIO REGIONALE – Sul piano istituzionale, intanto, la vicenda è arrivata al centro del dibattito in Consiglio regionale. Il governatore Roberto Fico, intervenendo in Aula durante una seduta straordinaria, ha ricostruito nel dettaglio quanto accaduto, senza omettere passaggi, ammettendo di aver appreso la gravità della situazione inizialmente dagli organi di stampa. Ha espresso vicinanza ai genitori del piccolo e riconosciuto il ruolo dell’informazione nell’emersione del caso. “Nessun provvedimento potrà restituire Domenico alla sua famiglia. È inutile negarlo”, ha dichiarato Fico, sottolineando però la necessità di fare piena luce. Accanto all’indagine della magistratura, la Regione avvierà verifiche interne “rapide e senza sconti” per comprendere cosa non abbia funzionato lungo l’intero percorso sanitario. La stessa amministrazione regionale ha inoltre annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale processo. Parole dure anche nella valutazione complessiva: la vicenda, ha evidenziato il governatore, rappresenta “la storia di un sistema che, su più livelli e per un periodo troppo lungo, ha visto reiterare errori e omissioni”. Da qui l’impegno a voltare pagina, con la promessa di realizzare in Campania una cardiochirurgia pediatrica “di prossimità, totalmente efficace ed efficiente”, in una regione che registra uno dei più alti numeri di nascite in Italia. Durante la seduta è stata letta anche una dichiarazione di Patrizia Mercolino, madre del piccolo, affidata all’Aula: “La ricerca della verità non è vendetta ma è giustizia”. Parole che hanno attraversato il dibattito, accompagnate da un messaggio di fiducia nelle istituzioni sanitarie e nella necessità di non incrinare il rapporto con il personale medico, come sottolineato anche dal presidente del Consiglio regionale. Al termine dei lavori, l’Aula ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna a rafforzare il sistema dei trapianti in Campania, anche alla luce di un dato positivo: nell’ultimo anno le donazioni sono aumentate del 38%. Un segnale importante, emerso durante il confronto, che dovrà essere consolidato proprio nel nome di Domenico.






