NAPOLI (rgl) – A due giorni dal clamoroso assalto al caveau del Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero, Napoli resta con il fiato sospeso. Della banda che ha messo a segno una rapina da manuale, fuggendo attraverso le fogne con un bottino ancora da quantificare, nessuna traccia. Il colpo, avvenuto intorno a mezzogiorno, continua a rivelare dettagli inquietanti per precisione e organizzazione. Un’azione pianificata nei minimi particolari: tre uomini con il volto coperto entrarono dalla porta principale della banca, mentre altri complici – almeno sei, forse di più – sono sbucati da un cunicolo scavato nel sottosuolo, praticando un foro che li ha condotti direttamente nei locali vicini al caveau. All’interno, circa 25 persone tra dipendenti e clienti sono state radunate in un ufficio. Nessuna violenza gratuita, nessuna scena concitata: solo controllo e freddezza. Intanto, nel seminterrato, la banda lavorava per forzare decine di cassette di sicurezza utilizzando attrezzi da scasso. Secondo le prime stime, sarebbero circa quaranta le cassette svuotate, ma molte altre risultano danneggiate. Il valore del bottino resta incerto, anche perché il contenuto delle cassette non è noto agli istituti di credito. La banca ha fatto sapere che il rimborso standard previsto è fino a 52mila euro per cassetta, salvo polizze integrative. Nel frattempo, davanti alla filiale, anche nelle ore successive al colpo si sono registrate lunghe file di clienti, in attesa di verificare eventuali ammanchi. L’allarme lanciato da alcuni passanti ha permesso un rapido intervento delle forze dell’ordine. I carabinieri hanno circondato l’area mentre i vigili del fuoco, individuata la posizione degli ostaggi, hanno aperto un varco per metterli in salvo. Tutti sono usciti illesi, anche se provati dalla tensione. “No, non erano aggressivi. Non era come si vede in alcuni film. Evidentemente sicuri di sì, contando sulla nostra paura”. Così uno degli ostaggi della rapina ha descritto i banditi che sono entrati in azione nella Credit Agricole. “Quando sono entrati ci hanno prima intimato di salire sopra, poi ci hanno fatto scendere e lì abbiamo atteso. Hanno detto di lasciare i cellulari, lo hanno fatto quasi tutti. Poi, non li abbiamo più visti”. I banditi in quel momento si erano trasferiti nel caveau dove ci sono le cassette di sicurezza mentre a un certo punto l’apertura di un varco ha consentito agli ostaggi di allontanarsi. “Uno di loro – spiega l’uomo – aveva un pantalone tipo quello dei corrieri”. Quando le unità speciali sono entrate in azione, però, era già troppo tardi: i rapinatori si erano dileguati passando dallo stesso percorso sotterraneo utilizzato per l’ingresso. Una fuga pulita, senza lasciare tracce evidenti. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, proseguono senza sosta. Gli investigatori stanno analizzando le immagini di videosorveglianza e gli elementi rinvenuti nei cunicoli: attrezzi da scavo, contenitori per il trasporto del materiale e persino un piccolo gruppo elettrogeno, segno di una preparazione lunga e meticolosa. Non si esclude alcuna pista, compresa quella di un possibile basista che avrebbe facilitato l’accesso e la conoscenza degli spazi interni. I reati ipotizzati restano rapina aggravata e sequestro di persona. Intanto, la città osserva e attende. A 48 ore da quello che ha tutta l’aria di essere un colpo perfetto, resta una certezza: chi ha organizzato l’assalto conosceva bene tempi, luoghi e vulnerabilità. E per ora, è riuscito a far perdere completamente le proprie tracce.









