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Napoli, rubavano e rivendevano dati vip, calciatori e imprenditori: 30 indagati

NAPOLI (rgl) – Un’organizzazione strutturata, ramificata in diverse città italiane, capace di trasformare le banche dati riservate dello Stato in un gigantesco mercato nero di informazioni sensibili. È il quadro emerso dalla maxi inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – sezione Criminalità Informatica – che questa mattina ha portato all’esecuzione di misure cautelari tra Napoli, Roma, Ferrara, Bolzano e Belluno. La Polizia di Stato, su ordinanza del gip del Tribunale di Napoli, ha arrestato quattro persone, posto sei indagati ai domiciliari e disposto per altri diciannove l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Complessivamente sono trenta gli indagati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania-Basilicata e Molise, ha svelato un sistema collaudato di corruzione che coinvolgeva appartenenti alle forze dell’ordine, dipendenti pubblici, investigatori privati e imprenditori operanti nel settore del recupero crediti. Secondo gli investigatori, pubblici ufficiali infedeli accedevano abusivamente a banche dati istituzionali – tra cui Sdi delle forze di polizia, Inps, Agenzia delle Entrate e archivi di Poste Italiane – utilizzando le proprie credenziali personali per estrarre informazioni riservate da rivendere poi dietro compenso. A finire nel gigantesco traffico illecito sarebbero stati dati estremamente delicati: precedenti penali e di polizia, informazioni fiscali, posizioni reddituali, cedolini pensione, contributi Inps, conti correnti, veicoli intestati e dati bancari. Le informazioni venivano raccolte in veri e propri “pacchetti” e successivamente cedute a società private o a soggetti interessati ad acquisire dossier completi sugli “obiettivi”. Tra le vittime delle attività di spionaggio figurano personaggi dello spettacolo, cantanti, attori, imprenditori, ex calciatori e società per azioni. Secondo quanto emerso, alcune agenzie utilizzavano direttamente i dati per le proprie pratiche investigative, mentre altre li rivendevano ulteriormente ai committenti finali. Determinante per far scattare l’indagine è stata una segnalazione dell’Inps. Da quel momento la Squadra Mobile di Napoli ha concentrato l’attenzione su due poliziotti in servizio che, nell’arco di due anni, avrebbero effettuato numeri impressionanti di accessi ai sistemi informatici protetti: circa 600mila accessi per uno e oltre 130mila per l’altro. “Erano tutte attività non legate a esigenze di servizio”, ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile di Napoli, Mario Grassia, durante la conferenza stampa convocata in Procura. Il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ha parlato apertamente di un sistema criminale organizzato: “Esfiltravano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori per rivenderle ad alcune agenzie”. Secondo Gratteri, gli accessi avvenivano sfruttando le password personali dei pubblici ufficiali corrotti, che ricevevano denaro in cambio delle informazioni trafugate. “C’era un tariffario”, ha sottolineato il procuratore. Ed è proprio durante una perquisizione che gli investigatori hanno sequestrato un file Excel definito dagli inquirenti un vero e proprio “listino prezzi” del mercato illecito delle informazioni. Nel documento comparivano nomi, codici fiscali degli ignari soggetti controllati, tipologia di accertamento richiesto e relativo costo. Per un accesso alla banca dati SDI il compenso previsto era di 25 euro. Gli accertamenti Inps variavano invece dai 6 agli 11 euro in base al documento richiesto. Tariffe differenti anche per controlli fiscali, dati bancari, veicoli intestati o posizioni reddituali. Il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool cybercrime, ha spiegato che il “massivo accesso” alle banche dati è stato il primo elemento che ha fatto emergere l’intero sistema. “La Polizia di Stato è riuscita a individuare i colleghi infedeli che hanno violato le regole di accesso alle banche dati riservate”, ha dichiarato Piscitelli, aggiungendo che “il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra”. Nel registro degli indagati figurano anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle Entrate e due direttori di filiale di Poste Italiane. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi informatici, documenti, archivi digitali e materiale ritenuto utile a ricostruire la rete dei contatti e il flusso delle informazioni illecitamente cedute. Contestualmente alle misure cautelari, gli investigatori hanno eseguito sequestri patrimoniali per un valore complessivo di circa 1 milione e 300mila euro.

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