QUARTO (rgl) – “Ti metto dentro ai muri”, “Pupazzo”, “Morta una camorra se ne fa un’altra”. Sono alcuni dei messaggi intimidatori comparsi sui social dopo la demolizione dei silos dell’ex cementificio confiscato al clan Nuvoletta-Polverino, simbolo storico della camorra nell’area flegrea. Nel mirino delle minacce è finito il sindaco di Quarto, Antonio Sabino, che nelle scorse ore aveva annunciato con soddisfazione l’abbattimento dell’ex struttura industriale, confiscata dalla Procura Antimafia e oggi patrimonio del Comune. Al posto del cementificio, dopo oltre trent’anni, nascerà un centro polivalente culturale con teatro all’aperto, aree verdi e spazi fitness, grazie ai fondi del PNRR destinati alla riqualificazione dei beni confiscati. Ma subito dopo la diffusione della notizia, sotto i post pubblicati sui social del Comune e del primo cittadino sono comparsi messaggi considerati gravissimi e dal chiaro tono intimidatorio. “Si tratta di messaggi molto gravi, che abbiamo immediatamente segnalato ai carabinieri e che formalizzerò con una denuncia alla Tenenza di Quarto”, ha dichiarato il sindaco Antonio Sabino.

Ora saranno gli organi investigativi e la Procura Antimafia a valutare l’origine dei profili social da cui sono partite le intimidazioni. “È evidente – ha aggiunto Sabino – che il recupero di un cementificio di camorra, trasformato dopo 34 anni in un bene comune, dà molto fastidio alla criminalità. Ma noi andiamo avanti, perché sappiamo che la stragrande maggioranza dei cittadini sostiene il lavoro di recupero dei beni confiscati”. Il primo cittadino ha anche annunciato un’accelerazione sul progetto di riqualificazione dell’area e nuovi bandi per assegnare altri cinque beni confiscati entro la fine di giugno. La demolizione dell’ex cementificio rappresenta uno dei simboli più forti della trasformazione urbana e sociale di Quarto: un luogo legato per decenni agli interessi del clan Nuvoletta-Polverino che oggi punta a diventare uno spazio pubblico dedicato alla cultura, allo sport e alla socialità.







